Angela Marsons – Una mente assassina –   Roma, Newton Compton, 2025, 384 p.   (292)

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Se abbiamo contato bene questo è il tredicesimo libro pubblicato in Italia dei tanti scritti dalla brava scrittrice inglese Marson – tutti con una particolarità “speciale ed unica”: la copertina ha sempre una giovane donna vista di spalle che cammina verso l’infinito – aventi per protagonista la detective pubblica in gonnella Kim Stone, personaggio diventato ormai “consueto” e famoso tra i suoi lettori quasi quanto i suoi omologhi maschili, italiano, Salvo Montalbano e privato Hercule Poirot.

Non sono azzardati i paragoni: le storie ben intrecciate, la tensione narrativa, l’umanità della protagonista… l’hanno resa popolarissima in tutta Europa (oltre 6 i milioni di copie vendute).

Questa volta il caso è molto complicato.  Una giovane donna, Samantha Brown, viene trovata sul letto sgozzata, con un coltello in mano, senza effrazione nella casa in cui viveva sola dopo aver abbandonato i genitori con cui non andava d’accordo. Potrebbe sembrarlo, ma non è un suicidio: il sospetto nasce in Kim dopo che ha scoperto un certo particolare in una foto presente in casa  dei genitori, che forse non dicono tutta la verità.

Il ritrovamento del corpo di un giovane in un lago della zona, anche lui con la gola tagliata, fanno capire che esiste un collegamento tra la nuova vittima e Samantha. Collegamento che si scopre essere il soggiorno all’Unity Farm, un ritiro per giovani in cerca di uno stile di vita alternativo e che, per un motivo o per un altro, non si trovano bene a casa propria.

Sotto una buona ed accogliente apparenza di ampia libertà, la detective ed il suo staff  scoprono una comunità rigida, sinistra, “cattiva” ed in qualche caso violenta che fa leva sulla fragilità dei giovani e le loro problematiche per condizionarli al volere del capo.

Una comunità apparentemente pacifica, dentro cui governa il male con un assassino spietato a cui lei, per capire meglio, cerca di porre rimedio in filtrandovi una giovanissima sua agente.

È un grande rischio per’ Kim, che però pensa possa essere l’unico modo per catturare l’assassino prima che un’altra vita venga spezzata.

Bryant, Stacey e Penn e gli altri della sua, per lei, squadra-famiglia, saranno intanto contemporaneamente molto impegnati anche in un secondo caso minore che toccherà personalmente Bryant, ma il duro e difficile lavoro vedrà scoprire giorno dopo giorno elementi del comportamento umano attesi e possibili ma tenuti ben nascosti dai singoli personaggi, nel bene e nel male.

Come sempre, anche nelle normali famiglie coinvolte non tutto fila bene, per il meglio, e ciò viene tenuto ben celato ostacolando le indagini. Viceversa, in altri casi apparentemente non positivi i protagonisti scelgono poi più o meno volontariamente di aiutare le indagini favorendo la scoperta della verità.

Ben narrati sono i patemi d’animo di Kim, sempre in preda dei suoi scrupoli figli di un’alta sensibile umanità, pur senza essere molto empatica, che sono in antitesi con la razionalità e la freddezza tipiche del suo ruolo e dei suoi compiti.

Tutti i personaggi, anche quelli minori, ben caratterizzati, sono verosimili e nella realtà in mezzo a noi, e sotto questo aspetto la Marsons sembra metterci in guardia dall’etichettare “tout-court” il nostro prossimo; non solo, pare che ci dica, qui più apertamente, là un po’ meno, “…è per questo che poi ci stupiamo e meravigliamo quando accadono le brutte cose…”, aggiungendo quindi inopinatamente “…nessuno se lo aspettava…”

Come tutti gli altri il libro è suddiviso in piccoli capitoli brevi che da una parte non divagano, non distraggono ed invogliano ad andare avanti, e dall’altra, tra una suspense e l’altra lasciano sorpresi.

Infine una domanda che è una curiosità – crediamo comune a molti di noi lettori. Perché nessuno di questi investigatori, Kim Stone compresa, nei casi più rischiosi come questo, in cui lei stava per morire, porta una pistola?

franco cortese

Franco Cortese  Notizie in un click