Quasi 40.000 visitatori in tre mesi: prorogata fino al 6 dicembre la mostra
Chinese Voices on Palladio. From Classical Architecture to Contemporary Experiment Tsinghua Art Museum, Pechino
Grande successo per la mostra che ragiona sul rapporto tra l’eredità teorica e progettuale di Andrea Palladio e il pensiero architettonico cinese contemporaneo.
Protagonisti dell’esposizione sono 14 tra i più autorevoli architetti cinesi contemporanei, chiamati a confrontarsi con il pensiero palladiano attraverso installazioni, disegni,
modelli e opere site-specific
Frutto di oltre due anni di ricerca, dialogo interculturale e collaborazione scientifica tra Italia e Cina, la mostra Chinese Voices on Palladio. From Classical Architecture to Contemporary Experiment – promossa dall’Ambasciata d’Italia a Pechino e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino con il sostegno dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e curata da Michele Bonino, Giorgia Cestaro, Pierre-Alain Croset, Edoardo Piccoli, Qing Feng e Li Luke, con il supporto di Lidia Preti e Deng Huishu – è il risultato di oltre due anni di ricerca e collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e la School of Architecture della Tsinghua University.
Il progetto propone una riflessione originale sul rapporto tra l’eredità teorica e progettuale di Andrea Palladio e il pensiero architettonico cinese contemporaneo.
Più che ricercare influenze dirette tra l’architettura palladiana e quella cinese, il progetto costruisce uno spazio intellettuale per un confronto interculturale sull’architettura, nel quale posizioni differenti si raccolgono attorno alla figura di Palladio, dando luogo a molteplici interpretazioni, talvolta anche contrastanti, della sua eredità architettonica e teorica.
A seguito della positiva accoglienza da parte del pubblico, con quasi 40.000 visitatori dall’apertura (il 10 luglio), la mostra è stata prorogata fino al 6 dicembre 2026. L’estensione consentirà a un pubblico più ampio di visitare l’esposizione e accompagnerà lo sviluppo delle attività formative e didattiche ad essa collegate.
Prenderò infatti avvio un programma di attività culturali che proporrà una serie di attività e iniziative volte ad approfondire i temi della mostra e a coinvolgere pubblici diversi, tra cui conferenze, visite guidate, tavole rotonde con architetti ed eventi dedicati al rapporto tra architettura e musica. Tra i primi appuntamenti, un evento concepito come un dialogo tra musica e architettura.
Prendendo l’Art Museum stesso come spazio e Palladio, composizione da camera del compositore Karl Jenkins ispirata all’architettura di Andrea Palladio, come elemento sonoro, si darà vita a un esperimento artistico che intreccia tre dimensioni: la teoria dell’architettura classica, lo spazio dell’architettura moderna e la musica contemporanea.
Un campo, più che una sequenza
Il progetto di allestimento, sviluppato da Francesco Carota e Margherita Iperique in collaborazione con PoliTo Studio e Calibro Zero, traduce questa impostazione curatoriale in una specifica esperienza spaziale. Concepito come un campo, più che come una sequenza, l’allestimento crea un ambiente immersivo e interattivo nel quale interviste, disegni, modelli e installazioni di quattordici protagonisti dell’architettura cinese contemporanea — Yung Ho Chang, Gong Dong, Li Xinggang, Li Han, Zhu Pei, Wang Hui, He Jianxiang, Jiang Ying, Hua Li, Doreen Heng Liu, Zhang Li, Fang Xiaofeng, Xu Haohao e Feng Jiang — entrano in relazione, trasformando le loro riflessioni sull’architetto vicentino in una molteplicità di prospettive e interpretazioni spaziali. L’organizzazione spaziale della mostra rifiuta deliberatamente l’idea di un unico percorso prestabilito.
Anziché disporre i contributi secondo una sequenza lineare di esposizioni autonome, l’allestimento costruisce un campo di relazioni visive, fisiche e concettuali tra materiali eterogenei, epoche differenti e diverse posizioni nel panorama architettonico contemporaneo.
La mostra si articola in quattro sezioni interconnesse. Un primo inquadramento storico è affidato a una serie di “talking walls”, che propongono una lettura parallela dell’architettura di Palladio e della tradizione architettonica cinese. Al centro di questa sezione, il confronto tra due fondamentali trattati di architettura — lo Yingzao Fashi e I quattro libri dell’architettura di Palladio — mette in evidenza differenti concezioni delle regole architettoniche, della proporzione, della costruzione e della rappresentazione.
Una sezione fotografica presenta un nuovo progetto realizzato dalla fotografa americana Lois Conner, mettendo in dialogo le sue immagini dell’architettura e dei paesaggi palladiani con fotografie realizzate in quasi quarant’anni di viaggi e attività professionale in Cina. Attraverso composizioni affini, soggetti ricorrenti, linee architettoniche e sottili richiami visivi, le sequenze fotografiche costruiscono connessioni tra due paesaggi geograficamente e culturalmente distanti, senza suggerire corrispondenze storiche dirette.
Al centro della mostra si trovano dodici installazioni site-specific e altrettante interviste video inedite realizzate con architetti e studiosi cinesi contemporanei. Attraverso installazioni, modelli architettonici, disegni e video-interviste, ciascun partecipante sviluppa una propria interpretazione di Palladio, riflettendo su temi quali il rapporto tra architettura e paesaggio, tradizione e innovazione, proporzione, costruzione ed esperienza umana dello spazio.
Nel loro insieme, questi contributi costruiscono un campo polifonico di interpretazioni, nel quale il pensiero architettonico cinese contemporaneo entra in dialogo con Palladio e, più ampiamente, con la tradizione architettonica occidentale.
La mostra si conclude con la sezione Palladio: Echoes in Contemporary Italian Art, che estende la ricerca al campo dell’arte contemporanea attraverso le opere di cinque artisti italiani, offrendo ulteriori interpretazioni dell’eredità architettonica e culturale di Palladio. La sezione è curata da Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi (Associazione Nuova Artemarea ETS) e presenta opere di Matteo Basilé, Davide Bramante, Luca Pozzi, Pietro Ruffo e Davide Sebastian.
Nell’allestimento, le diverse sezioni non sono concepite come capitoli separati. Attraverso trasparenze, colori, riflessi e movimenti, la mostra stabilisce continuamente connessioni tra le diverse parti, permettendo a documenti storici, fotografie, modelli, disegni, interviste e citazioni di sovrapporsi e interagire all’interno dello spazio espositivo.
Il linguaggio architettonico della mostra si muove tra due sistemi apparentemente distanti: l’ordine razionale associato all’architettura palladiana e il carattere diretto e contemporaneo della produzione di massa. Allineamenti geometrici, proporzioni e prospettive attentamente controllate convivono con strutture metalliche rotanti, elementi sospesi, meccanismi a vista, schermi digitali e superfici semitrasparenti illuminate. L’ordine palladiano non viene dunque riprodotto come immagine stilistica, ma tradotto in un dispositivo spaziale capace di mettere in relazione materiali e tecnologie contemporanee.
Sono proprio queste tensioni produttive a definire la mostra stessa. Pesante e leggero, opaco e trasparente, fisico e digitale, storico e contemporaneo vengono continuamente accostati. Anziché rafforzare tali opposizioni, il progetto le mette in discussione, facendo emergere continuità inattese tra epoche, culture e forme differenti di rappresentazione architettonica.
Invece di guidare i visitatori lungo un percorso prestabilito, l’organizzazione spaziale li invita a costruire autonomamente connessioni tra i diversi contributi. Palladio emerge così non come un’autorità storica immutabile, ma come un riferimento condiviso attorno al quale possono convergere riflessioni molteplici e talvolta divergenti.
Il progetto di allestimento traduce quindi il concept curatoriale in una vera e propria condizione architettonica. Non si limita a contenere un dialogo su Palladio: attraverso sovrapposizioni visive, elementi in movimento e incontri inattesi, la mostra stessa diventa una conversazione.
Di seguito il link per accedere al press kit digitale, contenente comunicato stampa completo, loghi e alcune immagini delle opere della mostra.



