CESARE BOCCI: «DANIELA NON RICONOSCEVA PIÙ NOSTRA FIGLIA. LE SONO RIMASTO ACCANTO COME UN UOMO CHE AMA UNA DONNA»

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«Stavo leggendo Montalbano quando Daniela mi disse che le faceva male la testa. Poco dopo iniziò a urlare e da quel momento cambiò tutto.

La portammo al pronto soccorso, ma inizialmente i medici pensarono a una crisi di nervi. La TAC venne eseguita un’ora e mezza dopo. Poi Daniela entrò in coma. All’inizio non riuscivo ad accettare quello che ci stava accadendo. Poi abbiamo capito che dovevamo rimboccarci le maniche e andare avanti.

Quando si risvegliò cominciò un lungo percorso di recupero. Era paralizzata nella parte destra del corpo, non riusciva a parlare e aveva difficoltà a concentrarsi. Non ricordava nemmeno di essere mamma. Guardava le fotografie di nostra figlia Mia e non la riconosceva.

Per due anni non riuscì a occuparsi di lei e, nel frattempo, Mia era cresciuta con me e con la tata. Anche nostra figlia faticava a riconoscerla come sua madre. Per affrontare questa situazione abbiamo dovuto chiedere l’aiuto degli psichiatri.

Quando Daniela aveva recuperato parecchio, arrivò un’altra prova durissima: le diagnosticarono un tumore al seno e dovette essere operata.
Davanti a tutto questo, la prima domanda che ti fai è inevitabile: perché proprio a noi?

Poi però vai avanti, perché la vita è anche questo. La forza più grande è stata la sua. Io le sono rimasto accanto semplicemente come un uomo che ama una donna. Posso essere un personaggio pubblico, ma prima di tutto sono un uomo che ha avuto accanto una donna dalla forza straordinaria.

È per questo che io e Daniela abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza e portare agli altri la nostra testimonianza. E mentre mettevamo per iscritto tutto quello che avevamo attraversato, è successa una cosa bellissima: ci siamo reinnamorati.