Sanità in “bolletta”

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Ancora una beffa per i cittadini, infatti oltre alla mancata riduzione delle accise sbandierata a gran voce dalla Meloni e all’ aumento costante dei prezzi dei carburanti, ora il governo prende in giro gli italiani con la mancetta elettorale legata alla sospensione per il 2027 del bollo auto sotto gli 80 kw e delle moto, aumentando da subito (21 settembre 2026) i Ticket Sanitari, in quanto in vigore il nuovo tariffario nazionale per la specialistica ambulatoriale e la protesica.

Questo aggiornamento ha introdotto un rincaro medio delle tariffe stimato intorno al 5,8% su oltre 600 prestazioni sanitarie. Sebbene da un lato l’adeguamento tariffario miri a includere nel SSN prestazioni precedentemente accessibili solo privatamente, le associazioni dei consumatori segnalano il rischio concreto di un aggravio economico insostenibile per le famiglie e le fasce sociali più deboli.

Il tutto è passato sotto il silenzio assordante di parte dei media asserviti al Potere, coperto dall’ euforia canora meloniana del “ciao bollo ciao…” L’aumento dei ticket si inserisce in un contesto già di per sé critico in cui le liste d’attesa rimangono estremamente lunghe.

Tra le cause principali il Sotto finanziamento. Infatti secondo i dati della Fondazione GIMBE l’ Italia destina alla sanità pubblica circa il 6,2% del PIL, a fronte di una media europea del 7,1%, posizionandosi all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite.

Inoltre la carenza cronica di medici e infermieri, legata al famigerato numero chiuso e non programmato, unita a carichi di lavoro logoranti, spinge molti professionisti verso il settore privato o l’estero, riducendo la capacità operativa degli ospedali pubblici. La combinazione di costi più elevati e tempi d’attesa biblici poi fa il resto costringendo un numero crescente di cittadini a rivolgersi al privato o, nei casi peggiori, a rinunciare del tutto alle prestazioni mediche essenziali.

La Politicizzazione e la Gestione Clientelare delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e delle Aziende Ospedaliere evidenzia come la nomina dei Direttori Generali sia fortemente influenzata dalla politica regionale, e questo legame rischia di subordinare l’efficienza manageriae il merito a logiche di consenso o di appartenenza partitica, ostacolando una programmazione sanitaria di lungo termine e una gestione trasparente delle risorse e delle assunzioni.

Questi tre fattori: Sotto finanziamento del Ssn con ridotta spesa sanitaria pubblica pro capite, Carenza cronica di medici e infermieri, causa principale delle lunghe liste d’ attesa, Incapacità gestionale e politicizzata delle aziende sanitarie pubbliche, delineano una crisi strutturale profonda del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) accentuata da dinamiche economiche e da una volontà dell’ attuale governo di spingere il sistema salute verso il Privato. Altro che “bollo ciao” …