JEFFREY SACHS. PURTROPPO QUESTA EUROPA E’ INCAPACE DI SEGUIRE I SUOI CONSIGLI

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Quella del presidente Donald Trump non è strategia. Non è nemmeno tattica. Sta improvvisando per ridurre i prezzi del diesel in vista delle elezioni statunitensi di novembre.

Il punto è che il sostegno dell’opinione pubblica nei suoi confronti continuerà a diminuire. Presto diventerà un presidente a fine mandato (lame duck, “anatra zoppa”, ndr) e, senza dubbio, un presidente molto frustrato. Ciò potrebbe rappresentare un rischio per il mondo, dato che Trump potrebbe reagire in modo impulsivo, ma la sua base elettorale interna continuerà a ridursi.

Il professor Jeffrey Sachs, economista alla Columbia University nonché già consigliere speciale per l’Onu, non è ottimista né sulla crisi internazionale attuale, né sul post-elezioni.

Il presidente Trump ha nuovamente mischiato le carte sulla questione ucraina: prima con un accordo sul diesel con Vladimir Putin, poi screditando il leader ucraino Zelensky e infine rimettendo sul tavolo un accordo energetico che, pare, non avesse discusso con le parti.

Qual è il suo obiettivo?

È pura improvvisazione. È molto probabile che il Partito Repubblicano di Trump perda la Camera dei Rappresentanti e, con ogni probabilità (forse al 60%), entrambe le Camere del Congresso. L’ultimo accordo con la Russia avrà un impatto minimo, se non nullo.

A proposito di elezioni, il consenso degli americani verso Trump si è dimezzato da inizio mandato, scendendo al 34%.

Le sue mosse su diesel e guerra mirano ad accaparrarsi i voti della classe media, colpita dall’aumento dei prezzi del carburante?

L’aura di Trump, ammesso che sia mai esistita, è svanita. Non recupererà popolarità grazie a un lieve calo dei prezzi del diesel, sempre che tale riduzione si verifichi davvero.

Ritiene che Zelensky sia davvero al capolinea – visti i casi di corruzione, i dissidi interni e le vicende che hanno coinvolto leader militari e collaboratori – e che rappresenti quindi un ostacolo alla pace, come sostiene Trump?

Sì, il suo tempo sta per scadere, anche se non è chiaro quando esattamente. Gli manca il sostegno dell’opinione pubblica e l’Ucraina sta perdendo la guerra. Zelensky avrebbe dovuto firmare l’accordo di pace con la Russia a Istanbul, nell’aprile del 2022. Invece, diede ascolto a Joe Biden e Boris Johnson, che gli consigliarono di non firmare. Quello è stato il suo errore storico.

Trump ha anche minacciato di interrompere le forniture di armi inviate all’Ucraina tramite il meccanismo del Purl, che prevede che l’Ue acquisti armi dagli Stati Uniti per inviarle a Kiev.

Un doppio colpo?

Trump è assolutamente imprevedibile, quindi chi può dire cosa affermerà domani?

Un presidente competente avrebbe potuto e dovuto porre fine a questa guerra anni fa, dichiarando pubblicamente che la Nato non si sarebbe allargata e che la pace deve essere inclusiva, garantendo la sicurezza di Ucraina, Russia ed Europa.

Quando la Nato ammetterà finalmente di voler arrestare il proprio allargamento e l’Ucraina dichiarerà il ritorno alla neutralità, allora la pace potrà arrivare rapidamente.

I governi dei principali Paesi europei hanno inviato messaggi di sostegno a Zelensky riguardo alla tregua energetica, ma nessuno ha detto chiaramente a Trump che Zelensky, in quanto presidente, non si tocca…

I Paesi europei stanno ‘sostenendo’ l’Ucraina prolungando la guerra. Questo non è un vero sostegno. È la continua distruzione dell’Ucraina.

Gli europei dovrebbero invece impegnarsi in un dialogo e in negoziati autentici e costruttivi con la Russia su accordi di sicurezza inclusivi per l’Europa. Questa è la vera strada per sostenere l’Ucraina, poiché porrà fine alla guerra e porterà a un miglioramento della sicurezza in tutta Europa, Ucraina inclusa.

Cosa pensa dell’allarme sulle minacce russe all’Europa?

Se gli europei abbandonassero la russofobia e si sedessero al tavolo con la Russia sulla base dello stop all’allargamento della Nato e della neutralità dell’Ucraina, la guerra potrebbe cessare e le minacce da entrambe le parti verrebbero meno.

ALESSIA GROSSI