L’elefante nella stampa

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A sinistra parlano più di Renzi che di bollette, più di Renzi che di Putin, più di Renzi che di sé stessi (ed è tutto dire)

Vogliono garanzie perché non si fidano. Conoscono il loro pollo, che poi è una vecchia volpe e ha un carattere intonato al destino: provocare scompiglio. Il piano che gli attribuiscono è semplice: utilizzare il suo pugno di voti (decisivo affinché scatti il premio di maggioranza) per cercare di farli vincere e, un minuto dopo la vittoria, per cercare di farli perdere.

A lui interessa che nel nuovo Parlamento non ci sia una maggioranza in grado di portare Giorgia Meloni al Quirinale. Scongiurato quel rischio, il Renzi della prossima legislatura lo immaginano come un alleato provvisorio e improvvisato perché smanioso d’improvvisare: oggi qui, domani là o forse boh.

Considerati i precedenti, la diffidenza dell’elettore medio di centrosinistra può risultare persino comprensibile. Il problema è che i suoi leader (accadde già in passato con personaggi ben più ingombranti come Craxi) stanno trasformando la diffidenza in ossessione. Davanti ai giornalisti parlano soltanto di Renzi. O meglio, di come non intendano parlare di Renzi. E, mentre negano di farlo, lo fanno.

La mente umana non riconosce la negazione. Se uno ti dice: «Non pensare a un elefante nella stanza», finirai per pensare proprio a quello. Così tutti pensano a Renzi dicendo che non intendono pensarci, ma intanto chiedendosi che cosa starà pensando lui

Massimo Gramellini