
L’Irlanda del Nord è stata travolta da una vera e propria ondata di rivolta. Che ci ricorda, d’istinto, quelle degli anni settanta e ottanta. Le battaglie dell’Ira, la lotta dei repubblicani, la repressione spietata del governo inglese, il bloodysunday. Però questa rivolta è il contrario di quella che era nelle nostre menti.
Quella era una lotta per l’indipendenza e contro la repressione. Questa è una grande sollevazione xenofoba. Migliaia di persone sono scese in piazza, furiose, e hanno dato l’assalto ai migranti e alle persone di origini straniere. Hanno assediato la comunità sudanese. Hanno fatto strame di tutte le tradizioni multiculturali e multietniche.
Cosa sta succedendo? Cosa rappresenta nell’Europa del XXI secolo la rivolta reazionaria? Il concetto di rivolta lo avevamo sempre interpretato come una categoria di ammodernamento, di liberazione, di universalismo.
Ci troviamo di fronte al suo opposto. Una parte significativa del popolo si ribella e scende in lotta contro le autorità perché le autorità proteggono i deboli ed è pronta a impegnarsi, e a sacrificarsi, e a soffrire, per combattere una battaglia contro gli ultimi. Ogni vecchia suggestione socialista o cristiana spazzata via.
Il diritto visto come muraglia a difesa di una parte eletta della popolazione e non di tutti.
Per la sinistra è uno shock. E naturalmente offre la tentazione del riflusso. Cioè di accodarsi alle nuove spinte, di rinunciare ai propri principi, di accantonare i valori socialisti e cristiani (e in parte anche liberali) e di entrare in concorrenza con la destra estrema.
Se questo avverrà assisteremo a un imbarbarimento della nostra civiltà simile a quello che avvenne in Europa tra gli anni venti e trenta. Quando vinse il fascismo. Io penso che il valore morale della rivolta non possa cancellare i principi della civiltà. Penso che una rivolta incivile è incivile, e il fatto che sia rivolta non nobilita il gesto. Ho paura che la sinistra europea faccia gli stessi errori che fece un secolo fa. Si inchini


