Si riempiono la bocca di popolo. Poi, quando il popolo potrebbe scegliere chi mandare in Parlamento, preferiscono scegliere loro.
Oggi al Senato è stata bocciata la proposta delle opposizioni, a prima firma del nostro Dario Parrini, per eliminare i capolista bloccati e introdurre le preferenze alle elezioni politiche: 99 contrari, 68 favorevoli.
Il governo ha evitato di esprimersi e si è rimesso all’Aula. La sua maggioranza ha votato contro.
Eppure, lo scorso luglio, quando alla Camera il suo finto emendamento sulle preferenze era stato affossato a scrutinio segreto dai franchi tiratori del centrodestra, Giorgia Meloni aveva parlato di “palude”, di trent’anni di liste bloccate, di un’occasione persa per gli italiani.
Oggi l’occasione c’era. E la nostra proposta dava ai cittadini più libertà di quella avanzata dalla premier perché non prevedeva alcun capolista bloccato.
Hanno detto no.
Questo voto spiega meglio di qualunque dichiarazione cosa intende la destra quando parla di popolo e di preferenze. Le vogliono solo finché restano uno slogan. Quando diventano una possibilità concreta, quando gli italiani potrebbero davvero scegliere chi mandare in Parlamento, votano contro.



