A tre anni dall’inizio degli attacchi, la crisi umanitaria continua a peggiorare. Fortemente critica la situazione dei servizi di assistenza sanitaria materna. A pagare le conseguenze maggiori sono le donne e le ragazze
Nonostante il cosiddetto cessate il fuoco concordato ormai un anno fa, a Gaza si continua a morire e a rimanere feriti nei frequenti attacchi delle forze israeliane: quasi 1.400 persone sono state uccise dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, mentre negli ultimi tre anni le vittime sono state complessivamente oltre 74.000.
«Da più di tre anni questa aggressione distrugge case, mezzi di sussistenza e servizi essenziali. Quello che viene definito un cessate il fuoco, in realtà, non è un cessate il fuoco. Gaza ha bisogno di più della semplice sopravvivenza. Ha bisogno di sicurezza.
Ha bisogno di ripresa. Ha bisogno di ricostruzione e giustizia» ha dichiarato Mohammed Salha, direttore del Palestinian NGOs Network (PNGO), partner di ActionAid a Gaza.
La popolazione è privata di beni essenziali, dai medicinali a ripari adeguati, mentre le autorità israeliane continuano a bloccare sistematicamente l’ingresso di forniture a Gaza, compresi i materiali per la ricostruzione, senza i quali qualsiasi forma di ripresa e ricostruzione è impossibile.
Donne e ragazze stanno subendo conseguenze particolarmente gravi: i servizi di assistenza sanitaria materna continuano a essere fortemente compromessi e le difficili condizioni di vita aumentano il rischio di violenza di genere.
Il personale di Al-Awda Health and Community Association segnala un aumento delle complicazioni tra le donne in gravidanza, legato alle difficili condizioni che affrontano quotidianamente.
Ahmed Mohanna, responsabile dei programmi di Al-Awda, ha dichiarato: «Stiamo osservando un aumento significativo delle donne che richiedono assistenza ostetrica e ginecologica a causa di aborti spontanei, minacce di aborto, emorragie legate alla gravidanza, ipertensione, anemia grave e altre patologie.
Questo aumento è strettamente legato alle condizioni umanitarie estremamente difficili a Gaza, tra cui malnutrizione, grave stress psicologico, accesso limitato all’assistenza prenatale a causa della scarsità di mezzi di trasporto e di altre difficoltà, carenza di medicinali e integratori essenziali e ritardi nell’accesso ai centri sanitari».
ActionAid e le organizzazioni partner locali chiedono che a Gaza ci sia un vero cessate il fuoco, che garantisca realmente la protezione dei palestinesi, la fine dell’occupazione illegale israeliana e la revoca di tutte le restrizioni all’ingresso degli aiuti nel territorio, affinché le forniture possano essere consegnate senza ostacoli e su vasta scala.
Riham Jafari, coordinatrice Advocacy e Comunicazione di ActionAid Palestina: «Il mondo non deve normalizzare ciò che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, dove la vita sta diventando sempre più invivibile per i palestinesi, che affrontano livelli senza precedenti di violenza da parte sia dei soldati israeliani sia dei coloni sostenuti dallo Stato, sfollamenti di massa e restrizioni sempre maggiori alla libertà di movimento. L’impunità deve finire.
È tempo che i Paesi terzi impongano conseguenze concrete per le ripetute e palesi violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell’esercito israeliano: questo significa porre fine a tutte le vendite di armi al governo israeliano e imporre sanzioni.
Deve essere garantita piena responsabilità e giustizia per tutte le atrocità commesse».



