Il mondo del ciclismo piange Amerigo Sarri, scomparso all’età di 97 anni. Storico protagonista delle corse del secondo dopoguerra e padre dell’allenatore dell’Atalanta Maurizio Sarri, era considerato una delle figure simbolo del movimento ciclistico toscano.
Nato a Figline Valdarno il 10 novembre 1928, Sarri iniziò a correre subito dopo la Seconda guerra mondiale, mettendosi in luce fin dalle categorie giovanili. Da dilettante costruì una carriera di alto livello, conquistando oltre 50 successi, vestendo la maglia di diverse società, tra cui la storica Aquila Montevarchi, e guadagnandosi anche due convocazioni con la Nazionale italiana.
Passista-scalatore dalle spiccate doti atletiche, nel 1953 tentò il salto tra gli indipendenti, disputando anche il Giro di Lombardia, ma dopo poche gare decise di chiudere la carriera agonistica per dedicarsi al lavoro. Il suo legame con il ciclismo, però, non si è mai interrotto: una volta in pensione si impegnò nell’organizzazione di competizioni dilettantistiche, contribuendo per anni alla crescita del movimento.
Grande appassionato di Fausto Coppi, Sarri ebbe anche un rapporto di stima e amicizia con Gino Bartali, che durante gli allenamenti faceva spesso tappa a Figline Valdarno. Nel 2022 l’Aquila Montevarchi lo aveva nominato socio onorario, riconoscendone il contributo alla storia del ciclismo locale.
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dopo la notizia della sua scomparsa. Il GS Figline Bike lo ha ricordato come un maestro di sport e di vita, capace di trasmettere a intere generazioni valori come rispetto, sacrificio, correttezza e determinazione. Anche l’Aquila Montevarchi ha reso omaggio a quella che ha definito la propria “memoria storica”, ringraziandolo per l’eredità umana e sportiva lasciata al ciclismo toscano.



