Alla prova dei fatti la manovra economica è una voragine contabile. Mancano 10 miliardi di coperture, il Dpfp certifica che i margini per nuove spese sono pari a zero e il conto dei soli interessi sul debito schizza oltre i 103 miliardi.
Siamo all’ultimo bilancio prima delle urne e il conto delle promesse elettorali presenta il conto: 2,6 miliardi per allargare l’Irpef, 1,6 miliardi chiesti dalla Lega per la pensione a 64 anni, 5,5 miliardi invocati dalla sanità e un miliardo reclamato dai sindaci.
Totale: oltre 11 miliardi di chiacchiere senza un euro vero a copertura. E dove pensano di andare a pescare i soldi? Sempre nei soliti posti: Sforbiciata ai pensionati: frenando la rivalutazione all’inflazione per fare cassa su chi ha versato contributi per decenni. Micro-tasse sui consumi: rincari mascherati su tabacchi, giochi e accise, mentre le famiglie fanno i conti con caro vita e bollette.
La farsa bancaria: Salvini che chiede «contributi spontanei e gioiosi» agli istituti di credito, mentre l’ABI gli oppone gli accordi già siglati.
La questua a Bruxelles: 14 miliardi di deroga chiesti all’Europa ma blindati per spese militari ed emergenze energetiche, col risultato di spendere in armamenti mentre le imprese affondano. Quattro anni a ripetere che «la pacchia è finita», ma alla fine il conto lo pagano sempre i lavoratori e i pensionati. Non è una manovra di sviluppo: è il solito gioco delle tre carte spacciato per miracolo patriottico nei reel sui social.



