Bruxelles – In occasione dell’evento “Gli agricoltori del futuro: finanziare la transizione verso l’allevamento senza gabbie”, tenutosi al Parlamento europeo, il Commissario europeo per la Salute e il Benessere degli animali Olivér Várhelyi ha dichiarato pubblicamente che l’Europa “può e deve passare all’allevamento senza gabbie”.
Per Animal Equality questa dichiarazione ha un peso politico reale. La legittimità dell’abolizione delle gabbie non è più la questione centrale. Persino la Commissione europea ora presenta pubblicamente l’allevamento senza gabbie come la direzione che l’Europa deve intraprendere.
Nello stesso intervento, il Commissario Várhelyi ha parlato di condizioni e avvertenze, sostenendo che la transizione cage-free deve essere “realistica per gli agricoltori”, “equa per le imprese”, basata su una tempistica “realistica” e accompagnata da “misure di sostegno” vagamente definite.
In questo modo, dopo anni di ritardi relativi alla tanto promessa revisione della legislazione UE sul benessere degli animali, la Commissione continua a offrire indicazioni retoriche senza azioni istituzionali concrete.
Finora infatti non è stata presentata alcuna proposta legislativa, né è stato stabilito un calendario vincolante, né un quadro di applicazione, né è stato annunciato un piano di finanziamento specifico a livello UE.
Un orientamento politico senza legislazione, finanziamenti e tempistiche non è un piano di transizione, ma una situazione di stallo. “A questo punto, le valutazioni di fattibilità e di costo dovrebbero già essere state completate. La Commissione non può continuare a usare la cautela e il rinvio come una strategia mentre centinaia di milioni di animali rimangono confinati in gabbie in tutta Europa”, ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.
Animal Equality ha inoltre lanciato l’allarme su un rischio crescente: che la responsabilità dell’attuazione e del finanziamento possa essere sempre più scaricata sugli Stati membri attraverso i meccanismi nazionali della Politica agricola comune, anziché essere pienamente gestita e coordinata a livello UE.
Questo approccio minaccia un’attuazione frammentata e standard disomogenei, plasmati dalle mutevoli priorità dei governi nazionali piuttosto che da un impegno comune e coerente.
L’evento ha inoltre messo in luce un significativo cambiamento nella narrazione del settore stesso. Le testimonianze di allevatori che hanno già abbandonato i sistemi di allevamento in gabbia (tra cui l’allevatore tedesco Christoph Hönig e alcuni esempi realtà della Finlandia) hanno contestato direttamente l’affermazione secondo cui l’allevamento senza gabbie non sia economicamente sostenibile. Le loro esperienze dimostrano che la transizione non solo è fattibile nella pratica, ma può anche migliorare i risultati operativi e il posizionamento sul mercato.
Per Animal Equality, l’evento ha confermato ciò che si sta delineando da tempo: il dibattito politico si è evoluto. La questione non è più se le gabbie debbano essere eliminate. La domanda urgente è perché, nonostante il riconoscimento pubblico da parte della Commissione stessa, manchino ancora una legislazione, finanziamenti e scadenze vincolanti.



