Assestamento 2026. Previsti quasi 30 milioni per le imprese

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Assestamento 2026. Previsti quasi 30 milioni per le imprese e 21 milioni per il Tecnopolo di Bologna. Politiche per la pace: 220mila euro in più

Le commissioni Economia e Scuola hanno discusso la manovra da 140 milioni di euro proposta dalla Giunta. Scontro tra Pd e FdI sulla crisi del settore della moda in Romagna

Risorse per imprese (11,4 milioni), hub urbani (8 milioni) e agricoltura (4,5 milioni). Stanziamento straordinario di 21 milioni per il Dama, il Tecnopolo di Bologna. Poi ancora: 3 milioni per sperimentare nei Comuni capoluogo e nelle Unioni di Comuni restanti il nuovo servizio extrascolastico per le bambine e i bambini delle primarie dal 31 agosto al 14 settembre.

Un’iniziativa che insieme a quella dei centri estivi (ormai strutturale e finanziata con 10 milioni l’anno) intende supportare le famiglie nella conciliazione dei tempi di vita di lavoro con un’offerta qualificata e calibrata sulle esigenze delle alunne e degli alunni.

Un milione di euro per il cofinanziamento del Fondo sociale europeo per anticipare al 2026 parte dello stanziamento autorizzato nel 2027, al fine di procedere regolarmente con le attività per l’inclusione e il lavoro finanziate. Aumentano, inoltre, di 220mila euro le risorse destinate alle politiche per la pace rispetto a quanto stanziato nel Bilancio di previsione 2026. Previsti anche 50mila euro per l’aumento della quota di partecipazione alla fondazione Collegio Europeo di Parma, che avvia una trasformazione strategica per restare competitivo in un contesto che è mutato profondamento in questi anni.

A tanto ammonta l’impegno della Regione Emilia-Romagna per i settori delle politiche economiche, del lavoro e della scuola previsto dall’assestamento 2026, la manovra da 140 milioni di euro complessivi in discussione in Assemblea legislativa.

Il dato è emerso nel corso delle commissioni Economia Scuola, presiedute rispettivamente da Luca Quintavalla e Maria Costi, che hanno discusso la parte dell’assestamento che riguarda il sistema imprenditoriale e quello scolastico. Le commissioni hanno dato parere favorevole anche al Rendiconto 2025, al Defr e al Refit.

L’assestamento e i provvedimenti collegati sono stati approvati con il voto favorevole dei gruppi di centrosinistra, che hanno parlato della conferma del buon governo regionale a fronte dell’assenza di una politica industriale da parte del Governo in particolare nel settore della moda e delle confezioni, che, specie in Romagna, stanno vivendo una crisi profonda con gravi ripercussioni occupazionali.

Voto contrario, invece, da parte del centrodestra per il quale l’azione della Regione sarebbe insufficiente perché troppo ancorata al vecchio modello di sviluppo sociale e industriale, mentre l’azione del Governo sconta le conseguenze delle tensioni internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente passando per l’Iran. Sul tema moda, inoltre, Fratelli d’Italia ha sottolineato come, pur essendo il problema esistente, non si debba generalizzare perché proprio in Romagna ci sono gruppi industriali del settore che vanno molto bene.

La parola ai relatori

L’assestamento 2026 è stato illustrato dal relatore di maggioranza, Fabrizio Castellari (Pd) e da quello di minoranza Fausto Gianella (FdI): per Castellari si tratta di un provvedimento che tiene insieme sviluppo e coesione sociale a fronte di ritardi del Governo, in primo luogo su scelte nazionali per le imprese e le infrastrutture, mentre per Gianella restano troppi problemi a partire dal fatto che l’assestamento non avrebbe chiare prospettive politiche e che serva chiarezza sui conti regionali.

L’assestamento si inserisce in una cornice rappresentata dal Defr, il documento di economia e finanza illustrato dalla relatrice di maggioranza Maria Laura Arduini e dal relatore di minoranza Alberto Ferrero (FdI): per Arduini la crescita del Pil emiliano-romagnolo superiore alla media italiana è anche frutto della politica della Regione di investire in ricerca, scuola e servizi pubblici, mentre per Ferrero le scelte della Regione sono conservative e non affrontano i veri problemi come il taglio di sprechi della Pubblica amministrazione.

Francesca Lucchi (Pd) per la maggioranza e Nicola Marcello (FdI) per la minoranza, invece, il compito di illustrare i contenuti del Defr, il “più tecnico” dei documenti collegati all’assestamento, ovvero lo strumento destinato alla semplificazione amministrativa, che quest’anno ha portato all’abrogazione di 17 leggi regionali, approvate tra il 1981 e il 1990, ritenute ormai superate dai tempi e da nuovi dispositivi legislativi regionali.

Lucchi ha spiegato come il Refit porti elementi di semplificazione su materie come la pesca, nel far coesistere la pulizia dei fiumi con la tutela della fauna ittica, le concessioni di pesca e la raccolta dei tartufi.

Fra le altre misure citate: il fatto che il Refit introduca nell’ordinamento giuridico regionale il principio del diritto al gioco per le bambine e i bambini. Anche Marcello si è soffermato sull’importanza di queste norme, ma ha anche chiesto alla Giunta di spiegare perché in materia di agricoltura la Regione Emilia-Romagna agisca in maniera molto diversa rispetto ad altre Regioni pur simili.

La parola ai consiglieri

“La manovra della Regione va nella giusta direzione, tende a fornire soluzioni ai problemi di territori, cittadini e imprese a partire dal tema del lavoro grazie al Patto per il lavoro e per il clima: quella che manca è una reale politica industriale regionale, della cui assenza vediamo gli effetti a partire dal comparto della moda in Romagna che è in grave crisi”, spiega Alice Parma (Pd).

“Sulla moda i problemi ci sono, ma proprio il fatto che in Romagna ci siano aziende che vanno bene e aziende che vanno male dimostra come in questa congiuntura ci siano anche aspetti che riguardando le singole aziende”, replica Nicola Marcello (FdI).

Parole, queste ultime, che hanno provocato la reazione di Francesca Lucchi (Pd): “Prendo atto che per FdI la crisi della moda non esiste”

(Luca Molinari)