BARRY, 80 ANNI DI UN AMICO MAI CONOSCIUTO

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80 anni. Sir Barry Gibb, baronetto del’impero di Sua Maestà britannica, ha 80 anni. Fa impressione, e non nascondo un carico di felice malinconia, di tenero rimpianto nella faretra sessantennale che porto sulle spalle
A 80 anni siamo considerati quasi anziani, il secondo tempo della vita si avvia verso i possibili supplementari, ma i calci di rigore non sono previsti. Barry Gibb non può essere anziano, è inaccettabile.
Non può essere anziano, sofferente, decadente uno che con la sua voce in falsetto, tela di ragno quasi invisibile ma fortissima, ha scandito i momenti chiave della mia vita come un metronomo lontano, come un amico che non ho mai incontrato (quanto lo avrei voluto) ma che era accucciato nella mia anima e nella mia fantasia, e lì resta.
Non accetto che abbia i capelli radi, bianchissimi e lunghi, che indossi un paio di occhialoni da miope, che la sua voce non arrivi più a tali estensioni celesti.
Non lo accetto, e forse lui neppure. Barry geniale, ispirato, autore di centinaia di brani entrati nel cuore e nella memoria di due generazioni, deus ex machina dei Bee Gees, voce narrante di un film leggendario, la Febbre del Sabato sera, propellente per i piedi fatati di un ragazzo del New Jersey, John Travolta, che su quella musica, su quel falsetto dipingeva passi ed evoluzioni divine sulla pista dell’Odyssey 2001.
Barry autore di tanti successi per mirabili voci femminili, produttore, chissà quante altre cose. Barry nato sull’Isola di Man e poi emigrato nell’accecante Australia con i fratelli e la sorella.
Maurice, Robin, Andy, tutti strappati troppo presto alla terra da un destino beffardo e quasi incredibile, lasciando Barry, il loro ispiratore, solo sul cuore della terra a commuoversi, pensare e cantare per loro.
Barry bello e impossibile, barba ribalda, capello cotonato, camicia sbottonata da codice machista degli anni Settanta, sempre di bianco vestito, che tesse una tela perfetta con Barbra Streisand (Guilty e What kind of fool) o con la sua Olivia Newton John (How can you ment a broken heart).
Barry che ha girato sotto alla puntina del mio giradischi di ragazzo felice, che mi accompagnava a scuola sul bus col walkman, che mi ha spalancato le porte del ballo guancia a guancia e dei baci acerbi e furiosi prima dei vent’anni, mentre il mare ruggiva e spumeggiava. Barry sempre, comunque, ovunque.
Barry che adesso saluta gli 80 anni con la sua triste speranza, a Miami, con la sua famiglia, con la chitarra che guarda senza più imbracciarla, con la voce che non si arrampica più sulla tela di ragno. Vorrei essere lì, il 1 settembre, a soffiare sulle candeline di Barry. L’amico che non ho mai conosciuto, ma che mi ha riempito il cuore di traboccanti brividi