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Bersani: serve una novità nel campo progressista

Lavoro, diritti, ambiente. Le parole d’ordine del futuro della sinistra secondo Pierluigi Bersani devono essere queste

L’ex ministro ed ex segretario del Partito Democratico – che ha lasciato anni fa per fondare Articolo Uno – fa il punto in un’intervista a Fanpage.it su tutti i temi d’attualità, con uno sguardo in avanti. Le elezioni amministrative, concluse con una vittoria schiacciante del centrosinistra, sono già il passato: “Giusto parlare di vittoria perché c’è uno che perso e uno che ha vinto, ma c’è un astensionismo che ci dice che sotto la cenere cova ancora il fuoco – spiega Bersani – c’è ancora l’esigenza di novità e il centrosinistra deve capire che questo può essere il trampolino per un campo progressista con una sinistra ricompattata su un progetto e un programma nuovo”. Ma c’è “poco tempo” e “bisogna darsi una mossa”.

Si è parlato anche di un nuovo Ulivo, ma “non si può chiedere ai 5 Stelle di fare il ramo di una pianta”, commenta Bersani. Poi “questa ricomposizione della sinistra possiamo chiamarla come vogliamo”, si tratta di un “percorso verso un progetto nuovo che deve concepirsi in alleanza con dei 5 Stelle che devono a loro volta trovare una loro organizzazione, una loro identità e da qui far nascere il campo progressista”. Il primo tema di questo nuovo soggetto politico o alleanza di sinistra deve essere “il lavoro”, perché “il resto è software, l’hardware della sinistra è il lavoro”. Ai giovani “non possiamo raccontare che gli asini volano, il loro problema prima di tutto è un lavoro dignitoso”. E su questo il deputato ha le idee chiare: “Bisogna rivedere il Jobs Act, fare una legge sulla contrattazione, un’altra legge per l’obbligo di formazione dentro i contratti di lavoro e quando si pensa al sistema pensionistico bisogna creare un percorso in cui i giovani possano avere dei contributi”. Poi “il tema ambientale deve essere centrale, i diritti, una riforma fiscale progressiva, la sanità”. Insomma, “l’universalismo nei diritti, la sinistra è questa roba qua”.

In questi giorni si è discusso tanto anche di pensioni, con il governo che alla fine ha varato Quota 102: “Non è più tempo di quote – spiega Bersani – Un sistema pensionistico che va verso il contributivo deve approssimare questa personalizzazione. Lasciare una flessibilità d’uscita, aiutare chi ha poca contribuzione, chi ha fatto un lavoro usurante, le donne ad avere un moltiplicatore aggiuntivo per avere una pensione dignitosa”. A questo “si può arrivare discutendo con i sindacati”, ma “mentre fai questo devi andare a correggere il mercato del lavoro, la contrattazione, non è possibile che uno che c’ha un dottorato di ricerca venga assunto come apprendista”. E proprio sui giovani dovrebbe essere incentrato il Piano nazionale di ripresa e resilienza: “Se hai 250 miliardi di investimenti da fare o sei deficiente o un po’ di occupazione in più la fai – commenta l’ex ministro – Ma quando le ultime cifre ti dicono che dei 600mila nuovi occupati l’80% è precario e di questo 80% il 30% ha un contratto di un mese, vuol dire che una società non può stare in piedi così”. Secondo Bersani bisogna “affiancare questi investimenti a nuove regole sul lavoro”.

Un’altra polemica in corso, che riguarda il lavoro, è l’obbligo di green pass: “Senza tranquillità dal lato della salute salta anche il lavoro – chiosa Bersani – Ci sono resistenze, certo, perché la gente ha paura del vaccino”. Poi “ci sono quelli che lo sbandierano per ideologia” e infine “ci sono i No Vax – Sì Dux, che non gliene frega niente del vaccino o del Covid ma stanno facendo la loro operazione politica”. È fondamentale “distinguere queste categorie”. E proprio sull’ultima tipologia spiega: “Queste contiguità fra destra politica e movimenti eversivi non è una cosa di oggi, in questo Paese c’è ancora chi ritiene il 25 aprile un appuntamento divisivo”, perché “si rifiuta di riconoscere che la nostra Repubblica nasce sul ripudio del fascismo”. Mancano pochi mesi, poi si parte con la corsa al Quirinale: “Nell’affossamento alla legge Zan c’è stato un colpo grave ai diritti, voler rifiutare una barriera contro l’omotransfobia in questo Paese è grave, ma secondo me c’è stata anche una prova generale per il quarto scrutinio del presidente della Repubblica – commenta Bersani – Se è così sarà meglio che il campo progressista si dia una mossa”. L’ex ministro ha già annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni per il Parlamento: “Mi piace immaginarmi a fare politica più faccia a faccia – racconta – Ora non riesco a farlo quanto vorrei”. Ma insomma, “non mi levo di torno”.

giornalista per un giorno

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