«Mio padre era povero. Arrivò a Milano da emigrante e, non avendo praticamente nulla, si ritrovò persino a dormire nei palazzi ancora in costruzione.
Per questo la parola povertà non è qualcosa che conosco per sentito dire: con la mia famiglia siamo stati spesso sul suo ciglio.
Ci chiamavano “terroni”. Sentirsi addosso quell’etichetta fece nascere dentro di noi un fortissimo desiderio di rivalsa. Era come se ogni volta ci ripetessimo: “Ve la faremo vedere”.
Sono cresciuto a Rozzano, in quello che chiamavamo il Bronx, tra scorribande e risse. Eravamo un po’ come i ragazzi della Via Pal. Quella periferia mi ha formato e mi ha insegnato cosa significhi partire senza avere molte certezze.
Forse è proprio per questo che, quando cominciai a guadagnare i primi soldi con la musica, mi sembravano quasi un errore. Perché quando sei cresciuto vicino alla povertà anche la fortuna può sembrarti qualcosa che non ti appartiene, come se qualcuno avesse necessariamente sbagliato destinatario.
Quando arrivò dalla SIAE un assegno da venti milioni, mia madre era convinta che ci fosse stato un errore. Mi disse: “Chiama la Polizia, ti fanno la multa, questi soldi non sono tuoi”.
Io cercai di tranquillizzarla e le risposi: “Non chiamo un ca**o di nessuno, mamma. Quei soldi sono miei”.
dietro quella frase non c’era soltanto la felicità per il denaro. C’era la consapevolezza che qualcosa stava finalmente cambiando. Quei soldi arrivavano dalla musica, dal mio lavoro, da una strada che ero riuscito a costruire partendo da un luogo nel quale il successo sembrava appartenere sempre agli altri.
Non dimentico però da dove vengo. Le difficoltà, gli insulti e quella sensazione di dover dimostrare continuamente il proprio valore sono rimasti dentro di me.
Ed è anche per questo che ai miei figli cerco di lasciare soprattutto un insegnamento: rispettate sempre gli altri, ma provate a essere liberi con voi stessi e con i vostri desideri.
Perché puoi partire dal margine, puoi conoscere la povertà e puoi crescere sentendoti dire che sei quello sbagliato. Ma non devi permettere agli altri di scegliere chi diventerai.
La libertà più importante è riuscire a costruire la propria strada senza dimenticare il rispetto e senza tradire ciò che desideriamo davvero.
Biagio Antonacci



