Bisogna saper perdere, cari amici inglesi

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Bisogna rispettare gli avversari, saper riconoscere perfino i loro meriti, soprattutto quando non ti lasciano vedere la palla per più del 65% della partita

Questo europeo mi spinge a modificare il giudizio sulle genti britanniche, sul loro proverbiale “aplomb”, sulle loro algide e distaccate fierezza e correttezza. Vedendo il poco edificante spettacolo di cui si sono resi protagonisti ieri, le mie convinzioni vacillano. I reiterati tuffi di Sterling (è vero che lo fanno tutti, ma…), le dichiarazioni totalmente prive di riconoscimento del valore degli avversari, rilasciate nelle interviste post-partita da Keane e dal tecnico (come se la partita l’avessero giocata e persa da soli), rivalutano alla grande i cosiddetti e vituperati (da loro) latini europei.
Senza parlare dei tafferugli, dei disordini precedenti alla partita, con protagonista gente ubriaca fino alla nausea, disgustosi quanto le bordate di fischi agli inni stranieri (tutti, compreso il nostro). Ciliegina sulla torta, il togliersi la medaglia dal collo e la mancata partecipazione alla premiazione dei vincitori, di pubblico, giocatori e staff.
Ieri abbiamo assistito al disastro dell’immagine di chi si sente superiore a tutto e tutti (scusate la generalizzazione, ma la partecipazione di tutti gli attori, è stata unanime e massiccia e ciò qualcosa vorrà pur dire). Sono riusciti a perdere tutte le partite che giocavano, dentro e fuori dal campo e, se ne facciano una ragione, le hanno perse tutte meritatamente.
Giancarlo Selmi

 

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