“Ho letto con attenzione le dichiarazioni dell’assessore Beduschi e devo dire che, ancora una volta, mi trovo davanti a una risposta che evita accuratamente di affrontare il vero problema.
Quando una Regione non sa cosa rispondere sul piano politico, evidentemente diventa più semplice rifugiarsi dietro le procedure, le norme e qualche lezione di diritto amministrativo.
Peccato che nessuno gli abbia chiesto una lezione. Gli è stato chiesto di governare. Governare significa avere la competenza per capire cosa si può fare, la determinazione per farlo e la responsabilità politica per metterci la faccia. Non significa spiegare per dieci minuti perché una cosa è complicata.
L’assessore Beduschi mi definisce un ‘consigliere anziano e ripetente di legislatura’. Francamente, non mi offendo. Anzi, considero l’esperienza istituzionale un patrimonio, non un difetto. Ho dedicato molti anni alla politica e alle istituzioni regionali e ho affrontato direttamente, nel corso del mio percorso amministrativo, questioni complesse riguardanti il mondo venatorio. Beduschi è più giovane di me e gli auguro sinceramente di avere davanti a sé molti anni di attività politica. Ma una cosa voglio ricordargliela: la giovane età non è automaticamente sinonimo di competenza e l’esperienza non è sinonimo di arretratezza. La differenza, alla fine, la fanno le capacità e soprattutto i risultati. E proprio sui risultati, oggi, l’assessore dovrebbe rispondere.
Mi permetto inoltre di ricordargli che io questa materia non l’ho conosciuta sui libri o attraverso qualche parere letto in ufficio. Durante la Giunta Formigoni ed anche in questa legislatura sono stato protagonista di iniziative concrete riguardanti il mondo venatorio, comprese quelle relative alla riapertura dei roccoli e alle cacce in deroga.
Quelle iniziative furono affrontate politicamente e amministrativamente, cercando di individuare soluzioni concrete all’interno del quadro normativo allora esistente. Si possono condividere o contestare quelle scelte, ma almeno ci fu il coraggio di affrontare i problemi e di assumersi la responsabilità delle decisioni.
Oggi, invece, assistiamo troppo spesso a un esercizio diverso: spiegare perché le soluzioni sarebbero difficili, perché esistono vincoli, procedure e motivi per aspettare.
E allora lo dico con chiarezza: conoscere una norma non significa necessariamente conoscere una materia. E soprattutto citare continuamente i limiti non può diventare il modo per evitare di cercare le possibilità. La giurisprudenza, peraltro, non è ferma. Anche le più recenti pronunce del Consiglio di Stato devono essere attentamente valutate per comprendere quali siano oggi gli spazi di intervento concretamente percorribili. Quindi, prima di impartire lezioni sull”abc del diritto’, sarebbe forse più utile approfondire fino in fondo la materia che si è chiamati ad amministrare.
Il problema politico che vedo è ancora più profondo. Sulla caccia manca, a mio giudizio, quella determinazione politica che migliaia di cittadini, cacciatori, associazioni e territori si aspettano dalla Regione Lombardia. La caccia non è una pratica amministrativa da mettere in fondo a una pila di fascicoli.
È un mondo fatto di persone, territorio, tradizioni, economia rurale e associazionismo. E chi accetta una delega politica su questa materia dovrebbe dimostrare conoscenza, convinzione e passione per il ruolo che ricopre.
Perché una delega non si porta avanti con i comunicati stampa. Si porta avanti con gli atti. E, francamente, quella passione e quel trasporto per l’incarico che avrebbero dovuto essere evidenti fin dall’inizio io non li ho mai visti con particolare chiarezza. Questa è una valutazione politica e, come tale, me ne assumo pienamente la responsabilità.
L’assessore sostiene che ‘volontà politica e parte tecnica si muovono insieme’. Benissimo. Allora basta parole. Io voglio sapere qual è l’atto che la Regione intende assumere, qual è il percorso amministrativo individuato, quali sono le tempistiche, quali sono gli ostacoli concreti e quali soluzioni l’assessorato sta mettendo in campo. Queste sono le domande alle quali un assessore deve rispondere. Il resto è comunicazione politica. Perché continuare a ripetere che esistono norme, direttive, sentenze e procedure è come dire a un automobilista che esistono le strade. Lo sappiamo. Quello che vogliamo sapere è dove vuole andare la Regione e quando intende arrivarci.
Sia molto chiaro: io non ho mai chiesto alla Regione di violare una legge, di ignorare una direttiva europea o di sostituirsi alla magistratura. Questa rappresentazione è una caricatura della mia posizione. Io chiedo esattamente il contrario: che la Regione utilizzi tutti gli spazi che l’ordinamento consente, che gli uffici siano messi nelle condizioni di lavorare, che vi siano indirizzi politici chiari e che la giurisprudenza venga studiata e utilizzata per individuare le possibilità, non soltanto citata per spiegare i divieti. Chiedo soprattutto che chi ha ricevuto una delega politica abbia il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Questo significa governare.
La Regione non può pretendere di essere protagonista quando le cose vanno bene e diventare spettatrice quando arrivano i problemi. Non può chiedere consenso politico e poi nascondersi dietro la burocrazia. Non può rivendicare competenze e contemporaneamente comportarsi come se ogni decisione dipendesse sempre da qualcun altro.
E soprattutto non può trattare chi pone problemi concreti come se fosse un irresponsabile che pretende di violare la legge. Io non chiedo illegalità. Chiedo capacità amministrativa.
Dopo anni di annunci, rinvii, distinguo, spiegazioni procedurali e responsabilità scaricate ora sulle norme, ora sugli uffici, ora sulla magistratura, la domanda resta sempre la stessa: quando inizierà finalmente a governare la Regione Lombardia?
Una cosa, infine, voglio dirla direttamente a Beduschi. Assessore, io posso essere per lei ‘anziano’, posso essere un ‘ripetente di legislatura’ e può anche non piacerle il mio modo di fare politica. Ma una cosa non può cancellarla con una battuta: io questa materia l’ho affrontata concretamente e me ne sono assunto le responsabilità. Lei oggi ha una delega importante. È giovane, e questo non è certo un problema. Ma proprio perché è giovane, invece di utilizzare l’esperienza degli altri come bersaglio polemico, dovrebbe utilizzarla come occasione per imparare. Perché l’esperienza non si deride. Si dimostra di averla acquisita. E la competenza non si proclama. Si dimostra con gli atti.
Perciò, assessore Beduschi, meno lezioni e meno alibi. La caccia non ha bisogno di un professore. Ha bisogno di un assessore che governi. E io continuerò a chiedere alla Regione di fare ciò che è possibile fare, nel rispetto della legge, senza nascondersi dietro la burocrazia e senza utilizzare le norme come scudo per giustificare l’inerzia. La caccia non chiede spiegazioni. Chiede risposte. E la Lombardia, se vuole davvero governare, dovrebbe finalmente cominciare a darle”.



