Caldo record, occhi a rischio: così sole, raggi UV e aria secca possono accelerare l’invecchiamento oculare

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Due recenti revisioni scientifiche richiamano l’attenzione sull’impatto di temperature elevate, bassa umidità, vento, raggi ultravioletti e ambienti secchi sulla superficie oculare.

AIMO: “Proteggiamo la pelle dal sole, ma spesso dimentichiamo gli occhi” 

ROMA – Proteggiamo la pelle con creme solari, cappelli e abiti leggeri. Ma quando arrivano le ondate di calore e aumenta il tempo trascorso all’aperto, raramente pensiamo che anche gli occhi possano subire gli effetti dell’esposizione prolungata al sole, ai raggi ultravioletti e alle condizioni ambientali estreme.

Eppure, caldo intenso, bassa umidità, vento, aria condizionata, inquinanti atmosferici e radiazioni UV possono agire insieme e mettere sotto stress la superficie oculare, favorendo bruciore, irritazione, instabilità del film lacrimale e peggioramento dei sintomi dell’occhio secco.

A richiamare l’attenzione su questo tema sono recenti evidenze scientifiche che mettono in relazione le esposizioni ambientali correlate al cambiamento climatico con possibili effetti sulla salute oculare. Una revisione scientifica[1] dal titolo Climate Change and Its Impact on Ocular Health ha analizzato l’impatto di alte temperature, radiazioni ultraviolette, inquinamento atmosferico e ridotta umidità su diverse condizioni oculari, tra cui cataratta, occhio secco e alterazioni della superficie oculare.

Una seconda revisione[2], pubblicata su Ophthalmology and Therapy, ha evidenziato come fattori climatici quali temperatura, umidità, vento, altitudine e raggi ultravioletti possano destabilizzare il film lacrimale, favorire l’evaporazione delle lacrime e contribuire all’infiammazione della superficie dell’occhio.

“Le più recenti ricerche scientifiche suggeriscono che le esposizioni ambientali correlate al cambiamento climatico, incluse alte temperature, ridotta umidità, radiazioni ultraviolette e inquinanti atmosferici, possano contribuire all’alterazione dell’equilibrio della superficie oculare, aumentando il rischio di dry eye disease, cioè occhio secco, e aggravandone la sintomatologia”, spiega Alessandra Balestrazzi, presidente dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO).

Secondo la letteratura scientifica, le temperature elevate possono influenzare la stabilità del film lacrimale: in particolare, temperature ambientali molto alte, soprattutto oltre i 40 °C, possono alterare le proprietà lipidiche delle lacrime e favorire l’instabilità del film lacrimale. Anche la bassa umidità rappresenta un fattore critico.

“Quando l’umidità scende al di sotto del 30-40%, le lacrime evaporano più rapidamente, il film lacrimale diventa instabile e aumentano bruciore, irritazione e visione fluttuante”, aggiunge Balestrazzi. “Anche vento, esposizione prolungata al sole e aria secca favoriscono l’evaporazione lacrimale e possono peggiorare la secchezza oculare”.

Il tema non riguarda solo il fastidio immediato. L’esposizione solare eccessiva, soprattutto se ripetuta negli anni senza adeguata protezione, può contribuire a fenomeni di stress ossidativo, un meccanismo coinvolto nell’invecchiamento cellulare. I raggi ultravioletti possono danneggiare la superficie dell’occhio, la cornea e il cristallino.

L’American Academy of Ophthalmology ricorda che l’esposizione ai raggi UV aumenta il rischio di cataratta, tumori oculari, escrescenze sulla superficie dell’occhio e fotocheratite, una sorta di “scottatura” dell’occhio.

“Le ondate di calore e il calo dell’umidità aggravano lo stress della superficie oculare”, sottolinea Balestrazzi. “Inoltre, l’impoverimento dello strato di ozono ha portato a un aumento dei livelli di radiazione UV-B che raggiungono la superficie terrestre. L’esposizione prolungata ai raggi UV-B è stata implicata nella formazione della cataratta. I dati epidemiologici provenienti dalle regioni equatoriali, dove l’intensità solare è naturalmente più elevata, riportano costantemente un’elevata incidenza di cataratta. L’assottigliamento dello strato di ozono indotto dal clima potrebbe ampliare queste zone ad alto rischio”.

“I gruppi più vulnerabili includono i lavoratori all’aperto, gli anziani e le popolazioni delle regioni con scarse risorse o alto livello di inquinamento”, precisa Balestrazzi. “Sono più esposti anche i pazienti con preesistenti disturbi della superficie oculare, le donne, soprattutto dopo la menopausa, i portatori di lenti a contatto e i bambini”.

Attenzione anche a spiaggia, barca, montagna e piscina, dove la radiazione può arrivare non solo direttamente dal sole, ma anche per riflesso da acqua, sabbia, neve, cemento e superfici chiare. In questi contesti, l’occhiale da sole non dovrebbe essere considerato un accessorio estetico, ma un vero strumento di prevenzione. “Sono sempre più essenziali misure protettive come le lenti con filtro UV”, spiega Balestrazzi. “Indossare occhiali da sole che bloccano il 99-100% dei raggi UVA e UVB può ridurre il rischio di cataratta indotta dai raggi UV fino al 20%, anche se l’effetto dipende dall’aderenza all’uso, dalla durata dell’esposizione e da altri fattori individuali”.

AIMO raccomanda di utilizzare occhiali da sole certificati con protezione UV, preferibilmente avvolgenti o ben aderenti al volto, indossare cappelli a tesa larga, evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, mantenere una corretta idratazione e proteggere gli occhi anche nelle giornate nuvolose, perché la radiazione ultravioletta può essere presente anche quando il sole sembra meno intenso.

Per chi soffre di occhio secco o trascorre molte ore in ambienti climatizzati, può essere utile mantenere l’umidità interna sopra il 30%, evitare getti diretti di aria condizionata o ventilatori verso il viso, usare umidificatori quando l’aria è molto secca, proteggere gli occhi all’aperto con occhiali avvolgenti e ricorrere a lacrime artificiali quando necessario, preferibilmente dopo consiglio dello specialista.

Bruciore persistente, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi, fotofobia, lacrimazione eccessiva o peggioramento della qualità visiva non dovrebbero essere liquidati come semplici fastidi estivi. In particolare, arrossamento marcato, intenso fastidio alla luce, difficoltà nell’apertura degli occhi, bruciore significativo e calo progressivo della vista richiedono una valutazione specialistica.

“Così come abbiamo imparato a proteggere la pelle dal sole, dobbiamo abituarci a proteggere anche gli occhi”, conclude Balestrazzi. “La prevenzione passa da gesti semplici, ma continui: occhiali adeguati, attenzione alle ore più calde, idratazione, cura dell’ambiente in cui viviamo e controlli quando compaiono segnali persistenti”.