Il caldo e la siccità di questa estate hanno colpito tutta la vegetazione, e a esser maggiormente penalizzati sono stati i giovani alberi e arbusti messi a dimora nell’ambito degli interventi PNRR di forestazione realizzati dalla Città metropolitana di Torino: una parte delle piante non ha attecchito, ma tutti gli impianti continueranno a essere seguiti e gli esemplari che non sono sopravvissuti saranno sostituiti.
Gli interventi affidati dalla Città metropolitana, infatti, non si esauriscono con la messa a dimora delle piante, ma comprendono la preparazione del terreno, l’utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone, l’inerbimento, la pacciamatura e le protezioni dalla fauna selvatica, oltre alle operazioni di contenimento delle specie alloctone invasive; a queste attività seguono, per contratto con le ditte appaltatrici, cinque anni di cura e manutenzione degli impianti, durante i quali è prevista anche la sostituzione delle piante che non attecchiscono.
Quest’anno le condizioni climatiche hanno reso particolarmente difficile la fase iniziale di crescita: a luglio la Regione Piemonte ha convocato il Tavolo per l’emergenza idrica di fronte al caldo persistente, alla mancanza di piogge e alla forte riduzione dell’acqua disponibile nei corsi d’acqua e ai primi di agosto ha dichiarato lo stato di emergenza per crisi idrica e incendi.
Questa situazione climatica ha reso molto problematica, e in alcuni casi impraticabile, anche effettuare le irrigazioni di soccorso; a pesare sono state inoltre le temperature molto elevate e la loro persistenza per molti giorni, anche durante la notte, insieme alle molte ore di insolazione, condizioni che possono mettere in difficoltà anche alberi e arbusti adulti e che espongono ancora di più le piante giovani, il cui apparato radicale non è ancora sviluppato.
«Le condizioni di questa estate stanno mettendo in forte difficoltà tutta la vegetazione, non soltanto le nuove aree forestali – commenta Alessandro Sicchiero, consigliere metropolitano delegato all’Ambiente – Durante la forte siccità del 2022 e nei primi mesi del 2023, che ha riguardato anche i mesi invernali, avevamo già dovuto affrontare il problema della sopravvivenza dei nuovi impianti; anche per questo i contratti prevedono che le nuove aree boschive vengano seguite per cinque anni e che le piante che non attecchiscono siano sostituite».



