Caos riarmo e caro benzina, il governo è nel pallone

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Prima una mozione per impegnare il governo a rivedere l’aumento della spesa sul riarmo, poi un nuovo testo depurato dalla richiesta di ritoccare gli investimenti per la Difesa.

Ancora una volta la maggioranza ha dato prova di confusione post referendum. Con un aggravio di problemi: tra 48 ore circa potrebbe trovarsi a spiegare la stangata di fine maggio agli italiani con la fine dello sconto sul gasolio e l’immediata impennata dei costi. Servono i soldi. E sono pochi.

Intanto, sono trascorsi due mesi dalla bocciatura della riforma costituzionale della giustizia, ma la destra è sempre di più nel pallone.

Un caos che ricalca gli affanni di Palazzo Chigi: Giorgia Meloni ha provato a mostrare i muscoli nella lettera alla commissione europea in cui ha chiesto più flessibilità per le spese sull’energia, altrimenti potrebbero essere compromessi gli impegni sull’acquisto di armi. Annunci e retromarce.

Difficile capirci qualcosa, anche se una parziale consolazione arriva dalla cauta apertura dall’Ue. «La Commissione continua a seguire da vicino la situazione. Stiamo valutando quale tipo di risposta la situazione richiederà. In questo spirito stiamo attualmente valutando anche la richiesta dell’Italia», ha detto il vicepresidente, Valdis Dombrovskis, senza entrare nei dettagli, della lettera di Meloni.

Mozione e confusione

La cronaca delle ultime ore, comunque, rispecchia l’andamento da clima di fine legislatura che si respira in Parlamento già da qualche settimana. La mozione presentata al Senato sul tema dell’energia, firmata dai capigruppo della maggioranza, avrebbe potuto provocare il più classico degli incidenti parlamentari, mandando a gambe all’aria la tenuta del governo. O quantomeno è stata una provocazione finita male: l’iniziativa è stata subissata dagli attacchi delle opposizioni. Scuotendo un sonnacchioso martedì pre elettorale, in vista della tornata delle amministrative.

Stefano Iannaccone