CARCERI, VALLACCHI (PD): “NON BASTANO GLI ANNUNCI. LA REGIONE RENDA EFFETTIVE LE PENE ALTERNATIVE NELLE COMUNITÀ TERAPEUTICHE E METTA A SISTEMA LE ATTIVITÀ RIEDUCATIVE DI FORMAZIONE E INSERIMENTO LAVORATIVO”
“La visita di ieri all’Istituto penale per i minorenni Beccaria ha mostrato ancora una volta quanto sia distante la realtà dagli annunci. Se davvero Regione Lombardia crede, come affermano il presidente Fontana e l’assessora Lucchini, che il carcere debba essere un luogo di recupero e reinserimento, allora è il momento di accompagnare le parole con scelte concrete” così la consigliera regionale del Partito Democratico Roberta Vallacchi che ieri ha partecipato alla visita promossa dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione all’IPM Beccaria, nell’ambito della Giornata nazionale per la dignità delle persone private della libertà, risponde alle dichiarazioni del presidente Attilio Fontana e dell’assessora alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità in merito al recupero e all’inclusione dei detenuti.
“Al Beccaria – sottolinea Vallacchi – abbiamo trovato una struttura sovraffollata, con spazi comuni in gran parte inagibili, carenze di personale educativo, amministrativo, sanitario e di mediatori culturali. In queste condizioni parlare di percorsi di recupero rischia di rimanere uno slogan e lo stanziamento annunciato ieri dalla Regione, di 375 mila euro per un progetto sperimentale, è del tutto insufficiente rispetto ai bisogni reali”.
“Bisogni reali – specifica la consigliera – che alla luce del fatto che più della metà dei detenuti è tossicodipendente, rendono necessario rafforzare il sistema delle comunità terapeutiche, di cui la Regione ha competenze dirette.
Queste realtà rappresentano uno strumento fondamentale per rendere effettive le misure alternative al carcere, ma oggi molte strutture non sono nelle condizioni di accogliere queste persone perché richiedono personale aggiuntivo, competenze specifiche e percorsi dedicati.
È qui che la Regione deve intervenire, sostenendo economicamente le comunità e costruendo insieme a loro modelli organizzativi adeguati. Se mettessimo realmente le comunità nelle condizioni di accogliere chi può intraprendere un percorso di cura, recupero e reinserimento sociale e lavorativo, una parte importante del problema del sovraffollamento potrebbe essere affrontata”.
La consigliera dem sottolinea anche la necessità di preparare i detenuti prima dell’ingresso nelle comunità. “Esistono esperienze positive, come quella avviata nel carcere di Lodi, dove sono stati sperimentati percorsi di preparazione all’ingresso nelle comunità terapeutiche. Sono iniziative che andrebbero estese e finanziate stabilmente, perché aumentano le possibilità di successo del percorso e riducono il rischio di fallimento e di rientro in carcere”.
“Non certo meno importante è il tema della formazione – conclude Vallacchi -. Ha ragione Fontana quando dice che lavoro e formazione sono strumenti decisivi contro la recidiva, ma oggi questi percorsi raggiungono ancora troppo pochi detenuti.
Servono più corsi professionalizzanti, più collegamenti con il mondo del lavoro e più attività di alfabetizzazione, indispensabili soprattutto per i tanti detenuti stranieri.
Attualmente si tratta esclusivamente di progetti a termine, mentre dovrebbero diventare attività strutturali e continuative.
Ma per fare questo servono anche spazi adeguati: al Beccaria abbiamo visto laboratori e ambienti chiusi per infiltrazioni e degrado; a San Vittore un intero braccio è inutilizzabile perché pericolante.
La Regione faccia la propria parte nei confronti del Governo per ottenere gli interventi strutturali necessari, ma utilizzi fino in fondo anche le proprie competenze per rafforzare i percorsi di cura, formazione e reinserimento”.



