COL SOLARE NON AVREBBE AVUTO PROBLEMI MA IL NUCLEARE I PROBLEMI LI HA

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La Francia ha dovuto spegnere una centrale nucleare per il caldo

Edf per rispettare i rigidi regolamenti ambientali ha dovuto fermare la produzione nella centrale di Golfech sulla Garonna, fiume da cui attinge le acque per il raffreddamento dell’impianto.

Ci immaginiamo sempre le centrali nucleari come fortezze inaffondabili, capaci di resistere a qualsiasi tempesta. Eppure, a volte, a mettere in ginocchio un colosso dell’energia basta semplicemente un fiume troppo caldo.

È quello che sta accadendo proprio in queste ore nel sud-ovest della Francia, dove la centrale di Golfech si è vista costretta a tirare il freno a mano e spegnere i suoi reattori.

La colpa? Tutta della Garonna, il fiume da cui l’impianto attinge l’acqua per raffreddare i propri sistemi. Le temperature afose degli ultimi giorni hanno trasformato il corso d’acqua in una vasca da bagno gigante: la colonnina di mercurio nel fiume è schizzata verso i 28°C, una soglia critica che per legge non può essere superata.
Il “freno d’emergenza”.

Per evitare di surriscaldare ulteriormente un ecosistema già sotto stress, il gestore francese EDF ha fatto scattare le procedure d’emergenza preventive. Alle 23:45 di mercoledì 29 luglio, l’unità di produzione numero 2 è stata completamente spenta. Considerando che l’unità 1 era già ferma per i periodici lavori di manutenzione e ricarica del carburante, la centrale si trova ora a potenza zero.

Come funziona il meccanismo? Per lavorare a pieno ritmo, le centrali nucleari come Golfech “bevono” enormi quantità d’acqua dai fiumi vicini, restituendola poi al corso d’acqua con qualche frazione di grado in più (in media circa 0,2°C in più).

Se il fiume è già bollente di suo, riimmettere acqua ancora più calda rischia di devastare la fauna ittica e la flora fluviale. Per questo motivo, quando la temperatura media del fiume a valle supera l’asticella dei 28°C, scatta il bivio: o si riduce drasticamente la potenza dei reattori, o si spegne tutto. Con le temperature estive sempre più estreme, scenari del genere rischiano di diventare la nuova normalità.

Mario Rossi