CONTE E LA TESTARDAGGINE DEI BENETTON

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Conte lo ha detto chiaro e tondo. I Benetton se ne devono andare. Ma Conte da solo non può nulla, ha bisogno di una maggioranza compatta per avere la meglio su una delle lobby più potenti d’Italia.
Il Movimento è con lui, vedremo quanto il Pd e soprattutto i renziani seguiranno il premier o se coglieranno anche questa occasione per piantar grane. In ballo non c’è solo la gestione delle autostrade. In ballo c’è il rapporto malato tra politica e affari, tra interessi privati e quelli pubblici.
In ballo c’è la sopravvivenza di un sistema. Negli ultimi decenni la democrazia occidentale è stata divorata dalle lobby. I soldi sono diventati più importanti dei voti. Coi soldi le lobby si son comprate la politica. Hanno infiltrato le istituzioni, ne hanno condizionato le decisioni.
Si sono comprate il potere. Finanziando partiti e campagne elettorali faraoniche, puntando su onorevoli ronzini a cui presentare il conto una volta piazzati su qualche poltrona. In Italia come in tutte le democrazie occidentali. Lo stesso han fatto con l’informazione. Se la sono comprata.
Per manipolare i consensi e spronare i loro ronzini, prima. Per coprire tutto una volta piegata la politica ai propri interessi, dopo. In Italia come in tutte le democrazie occidentali, i soldi hanno corroso il gioco democratico.
Al centro le lobby e i loro interessi, tutt’attorno una politica stracciona e una stampa al guinzaglio. Lo scoppio del populismo sano degli ultimi anni si deve anche a questo. I cittadini hanno capito il trucco, han capito di venire usati sotto elezioni per poi essere scordati il giorno dopo.
Han capito che dovevano alzare la testa per tornare al centro della politica e riprendersi quel potere che in democrazia spetta solo e soltanto a loro. In Italia come in tutte le democrazie occidentali. Ma un sistema non si cambia dal giorno alla notte, bisogna combattere.
Le lobby non vogliono mollare l’osso. Sono abituate a vincere, sono abituate a comandare. Sono abituate ad un sistema su misura in cui alla fine i loro interessi prevalgono sempre su quelli della collettività. Per questo i Benetton resistono testardamente.
Sanno come funziona. Dopo la strage di Genova, dopo 43 morti e tutte le magagne emerse tra i carteggi, in un paese sano i Benetton avrebbero chiesto scusa, avrebbero pagato i danni di spontanea volontà e si sarebbero ritirati dalla vergogna dedicandosi ad altro.
Ed invece dopo due anni il governo è ancora qui a battagliare con loro per metterli davanti alle loro responsabilità e cacciarli via. Il premier Conte è stato chiaro e netto ma da solo non può nulla. Il Movimento è con lui, bisognerà vedere se la maggioranza si rivelerà compatta.
In ballo non c’è solo la gestione delle autostrade. In ballo c’è il rapporto malato tra politica e affari. In ballo c’è la sopravvivenza di un sistema lobbistico di cui il Pd e i renziani hanno fatto parte fino a ieri. Tommaso Merlo

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