CORINNE CLERY: «MIO FIGLIO NON MI PARLA DA ANNI. MI SCRISSE: “MICA POSSO ASPETTARE CHE CREPI”. È UN DOLORE DIFFICILE DA DESCRIVERE»

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«Devo essere sincera: sto attraversando una situazione molto difficile. Mio figlio Alexandre e io non ci parliamo più e, quando ripenso a quello che è successo tra noi, sento un dolore che faccio fatica persino a descrivere.

Ho cresciuto mio figlio da sola e l’ho amato con tutta me stessa. Per tanto tempo è stato la mia vita. Poi gli ho donato la nuda proprietà di un casale, mantenendone per me l’usufrutto, e da quel momento qualcosa nel nostro rapporto è cambiato.
Ho ricevuto da lui messaggi e mail terribili, con parole che una madre non vorrebbe mai leggere. Una frase in particolare mi è rimasta dentro: “Mica posso aspettare vent’anni che crepi”. Per molto tempo mi sono persino vergognata di questo dolore e ho cercato di tenerlo dentro di me.

Ho provato più volte a chiarire con Alexandre. Quando veniva a vivere con noi era affettuoso con mio marito Giuseppe e io speravo che le cose potessero tornare alla normalità. Dopo la morte di Giuseppe, però, ho avuto la sensazione che mio figlio volesse prendere il controllo di ogni aspetto della mia vita, dalle mie scelte alle mie finanze. La tensione tra noi è diventata insostenibile.

Adesso riesco a parlarne anche perché ho capito che esistono altre madri che vivono situazioni simili. Non bisogna vergognarsi e soprattutto non bisogna rimanere sole portandosi dentro tutto questo peso.

Mi fa male anche vedere persone con cui avevo avuto un rapporto importante schierarsi contro di me. È successo con Serena Grandi, una donna che ho aiutato quando era malata, che ho ospitato e assistito. Io ritengo che alcuni racconti del mio dolore siano stati utilizzati contro di me, ed è qualcosa che faccio ancora fatica a comprendere. Non so spiegarmi come si possa arrivare a nutrire tanta rabbia verso una persona con cui si è condiviso tanto.

osso soltanto raccontare quello che ho vissuto e ciò che provo. Ma non posso permettere a questa sofferenza di diventare tutta la mia vita. Continuo ad andare avanti, a lottare e a raccontare la mia verità. Questo dolore fa parte di me, ma non mi definisce. Mi ha resa più forte, più attenta e più consapevole.»