Gran parte di queste tecnologie rimane confinata sulla carta o in prolungate fasi sperimentali, ben lontane dal rappresentare una soluzione pronta ed efficace. I tempi di cantiere si calcolano in decenni, i costi di costruzione sono astronomici e le spese di smantellamento (decommissioning) finiscono per eguagliare l’investimento iniziale.
A questo si aggiunge una criticità strutturale: l’Italia non possiede giacimenti di uranio. Adottare il nucleare non ci garantirebbe alcuna vera sovranità energetica, ma sposterebbe semplicemente la nostra dipendenza verso i Paesi fornitori del minerale. Oltre al rischio, mai azzerabile, di guasti umani o tecnici, c’è poi una minaccia bellica sistematicamente sottovalutata.
I recenti scenari internazionali dimostrano che le infrastrutture energetiche sono i primissimi bersagli strategici da disattivare. Pensare che un impianto nucleare rimanga immune in caso di conflitto è un’illusione: significa installare sul proprio territorio un bersaglio critico e ad altissimo rischio, esponendosi al pericolo di un disastro radiologico provocato da noi stessi



