A Cuba la cultura non è soltanto musica, danza, poesia, letteratura o arte. È anche coscienza, memoria, dignità e capacità di rompere gli schemi
La cultura cubana è nata dall’incontro e dalla contaminazione: Africa ed Europa, tradizioni popolari e pensiero moderno, religiosità e folklore, son e rumba, poesia e impegno sociale. È una cultura viva, meticcia, creativa, capace di trasformare le difficoltà in espressione e la memoria in futuro.
E proprio qui sta il legame imprescindibile con la Rivoluzione cubana. Una Rivoluzione autentica non può limitarsi a cambiare le strutture politiche o economiche: deve anche liberare l’immaginazione, dare spazio alla conoscenza, valorizzare la propria identità e permettere alle persone di essere protagoniste della propria storia.
La cultura cubana ha avuto e continua ad avere questa forza: rompere gli schemi, mettere in discussione ciò che sembra immutabile, difendere la propria identità senza rinunciare alla capacità di reinventarsi. Per questo, quando penso a Cuba, penso a una cultura profondamente rivoluzionaria.
Una cultura che canta, balla, scrive, dipinge, studia, racconta e resiste. Una cultura che non vuole essere semplicemente consumata dal mondo, ma vuole parlare al mondo con la propria voce.
Cultura e Rivoluzione: due dimensioni inseparabili di un popolo che ha fatto della creatività, della dignità e della resistenza una forma di identità.
Perché una vera rivoluzione non cambia soltanto ciò che abbiamo intorno.
Cambia anche il modo in cui guardiamo il mondo.
Andrea Paolieri



