Ormai il disegno è palese: distruggere le più importanti eredità della vittoria alleata sul nazifascismo.
Tra queste, la giustizia penale internazionale: una conquista di valore universale, nata a Norimberga e approdata alla Corte penale internazionale.
È un grottesco rovesciamento della storia che Israele commenti il Nobel a Navi Pillay dichiarando: «Joseph Goebbels sta applaudendo dall’inferno». Se qualcuno merita quell’applauso, sono proprio coloro che vogliono demolire la giustizia penale internazionale.
Non chi chiede conto dei crimini, ma chi pretende l’impunità per i criminali di guerra. Altro che difesa della memoria: sembra la vendetta dei condannati di Norimberga contro i principi che li portarono alla sbarra.
È un’ulteriore conferma: la distruzione dell’ordine giuridico internazionale non è il punto d’arrivo. È il punto di partenza. Il bersaglio finale è la democrazia.
Prima si delegittimano i tribunali e infine si pretende che la volontà di chi comanda sostituisca la legge.
E l’annuncio dell’esecuzione per fucilazione, trasmessa in diretta streaming, dell’autore della strage di Fort Hood porta questa logica fino all’orrore: trasformare la morte in spettacolo, la pena in esibizione di forza, lo Stato in un palcoscenico di vendetta.
Non stanno soltanto attaccando la giustizia internazionale.
Rula Jebreal



