Dire “Palestina libera” sul palco costa il posto in un tour mondiale

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Chiudere gli occhi davanti a migliaia di vittime civili, invece, garantisce il tutto esaurito e la tranquillità degli sponsor.

La notizia dell’esclusione di Macklemore dal tour statunitense di Ed Sheeran è l’ennesima dimostrazione di come l’industria musicale preferisca il profitto all’umanità. Sotto la pressione di lobby e proprietari di stadi terrorizzati dal portafoglio, la libertà d’espressione viene svenduta al miglior offerente.

Ma l’aspetto più desolante è la risposta di Ed Sheeran: “Sono apolitico, queste parole e questa bandiera sono dolorose per molte persone, io non prendo posizione”. Dichiararsi “apolitici” di fronte a un massacro non è neutralità: è complicità. Definire “dolorosa” una bandiera o l’invocazione della libertà per un popolo oppresso, ignorando il dolore reale di chi sotto quelle bombe ci muore ogni giorno, è pura ipocrisia.

Scegliere il “no comment” per proteggere i propri milionari contratti negli stadi, dimostra solo l’intenzione di dissinescare il potere di denuncia che la musica potrebbe esercitare di fronte alle terribili ingiustizie del mondo.

Onore a Macklemore, che ha preferito farsi cacciare pur di non piegare la testa. Vergogna a chi usa l’arte solo come macchina da soldi, nascondendo la propria codardia dietro la scusa del “non prendo posizione”. Quando la storia giudicherà questo silenzio, non ci sarà più tempo per lavarsi la coscienza