Divieto gabbie negli allevamenti, consegnate in Senato oltre 62 mila firme

0
7

Consegnate in Senato oltre 62 mila firme certificate per chiedere il divieto per le gabbie negli allevamenti italiani. Le associazioni: «Non ci fermeremo finché non ci sarà una legge»

Oltre 62 mila cittadini in Italia hanno firmato sulla piattaforma del Ministero della Giustizia per introdurre un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate. Dopo la consegna delle firme in Senato, il Parlamento dovrà incardinare la proposta e avviarne una prima valutazione.

Milano – Sono state ufficialmente depositate in Senato le oltre 62 mila firme (62.498) certificate a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di introdurre un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate a scopi alimentari, lanciata a marzo da Essere Animali.

La raccolta firme sulla piattaforma del Ministero della Giustizia si è chiusa ufficialmente il 14 settembre e in soli sei mesi ha superato ampiamente il quorum stabilito dalla normativa italiana per poter presentare la proposta in Parlamento.

Le firme sono state consegnate insieme alle altre associazioni che si sono unite e hanno deciso di sostenere la campagna Gabbie Vuote: Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, LNDC Animal Protection, OIPA, The Good Lobby. La presentazione della proposta di legge è stata resa nota nel corso della seduta dell’assemblea del Senato di martedì 22 settembre. Si attende adesso che questa venga assegnata alla Commissione competente che è quindi chiamata a calendarizzare e avviarne l’iter legislativo in tempi ragionevoli.

Il risultato arriva dopo mesi di campagna che ha visto la pubblicazione degli esiti di due indagini: la prima a marzo, in un allevamento di conigli allevati in gabbia in una struttura in Veneto, a seguito della quale sono state presentate due interrogazioni parlamentari per vietare le gabbie negli allevamenti italiani. La seconda inchiesta, pubblicata in due parti tra maggio e giugno, in un grande allevamento di maiali in Veneto che rifornisce il circuito DOP, diffusa grazie al sostegno dell’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli.

A partire dal 12 marzo, quando la proposta di legge è stata ufficialmente depositata alla Corte Suprema di Cassazione insieme a The Good Lobby, l’atleta olimpionico Riccardo Bugari e la fumettista Zuzu, l’iniziativa ha continuato a raccogliere sostegno da numerose personalità, come la cheffe Chiara Pavan, la podcaster italiana Elisa True Crime e decine di creator e divulgatori che hanno invitato i propri follower a firmare la proposta.

«Decine di migliaia di cittadine e cittadini chiedono a gran voce una legge che vieti per sempre l’allevamento in gabbia. Il risultato è nelle firme che abbiamo consegnato. Ora è il momento che il Parlamento trasformi queste firme in atti concreti. Noi continueremo a fare pressione e non ci fermeremo finché non avremo una legge», affermano le associazioni. 

«Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di persone hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, per chiedere di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti. La Commissione europea si era impegnata a presentare una proposta di legge in tal senso entro il 2023, un impegno che finora non ha però rispettato. Le richieste dei cittadini sono state quindi tradite dalle istituzioni europee, che ancora non hanno avviato un percorso preciso, pubblico e trasparente per vietare in tutta l’UE questa pratica crudele», dichiara Simone Montuschi, Presidente di Essere Animali, associazione promotrice della campagna.

«Nel frattempo l’Italia non deve stare ad aspettare: già in passato ha dimostrato di poter fare da apripista su questioni fondamentali per il benessere degli animali, come il divieto degli allevamenti per la produzione di pelliccia e il superamento dell’uccisione dei pulcini maschi».

In Italia si stima che più di 17 milioni di galline impiegate nella produzione di uova, 13 milioni di conigli, quasi 600.000 scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie siano allevati ogni anno in gabbia, per un totale di oltre 40 milioni di animali.

L’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale. Gli animali, confinati in spazi ristretti, non possono esprimere comportamenti naturali fondamentali come muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare o socializzare in modo adeguato.

Questa limitazione provoca stress cronico, frustrazione e spesso anche problemi fisici, come lesioni o maggiore fragilità ossea, tutti fenomeni ampiamente documentati anche dai pareri scientifici dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).

Nel resto dell’Europa i Paesi che si sono già impegnati per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti sono diversi. Per quanto riguarda le scrofe, il divieto è già realtà in Svezia, e a breve seguiranno Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi, che hanno già legiferato in tal senso e completeranno la transizione entro il 2035-40. Nel caso delle galline ovaiole, le gabbie convenzionali sono già vietate dalla legislazione comunitaria dal 2012.

In Austria e Lussemburgo è in vigore un divieto anche per quelle arricchite, e presto seguiranno anche Germania (che ha un periodo di transizione che va dal 2026 al 2029 per quelle di gestazione) e Repubblica Ceca (a partire dal 2027), mentre in Francia non è possibile costruire nuovi allevamenti con le gabbie già dal 2018.