Quando dico che il quinquennio dāoro del populismo ĆØ finito non āsferro un attaccoā a nessuno: racconto un dato di realtĆ , dimostrato dal crollo del M5S e dal ridimensionamento della Lega rispetto alle europee dello scorso anno (nonostante resti pur sempre il primo partito del centrodestra, per caritĆ , non lo nega nessuno!).
Le elezioni regionali hanno registrato un cambiamento della sensibilitĆ popolare largamente giustificato. Dopo la fase più acuta della pandemia le prioritĆ del Paese sono altre, si accentrano sui problemi concreti del lavoro, della scuola, della salute: i vecchi slogan anti-casta o nazionalisti hanno meno presa. E poi, cari amici di destra: capisco la difesa del sovranismo, ĆØ il cuore della vostra politica, ma bollare come āinciucistaā qualsiasi pensiero che non aderisca a quellāideologia mi sembra ingeneroso e un pochino intollerante.
Attenti a togliere cittadinanza alla cultura popolare, liberale, garantista ā quella da cui provengo e che non ho rinnegato, neanche quando il vento spirava forte in direzione contraria ā negandone il valore, la dignitĆ e la credibilitĆ per sfidare le sinistre.
Chi lo ha detto che il sovranismo ĆØ lāunica alternativa possibile alla sinistra? La storia italiana dimostra che questa convinzione ĆØ senza fondamento. Una politica europeista, liberale, garantista e popolare non solo può e deve sfidare la sinistra, ma ĆØ indispensabile alla destra per vincere e governar



