Ghisolfi: “Una legge senza preferenze toglie la voce ai cittadini”

0
11

Lo schietto video editoriale di inizio settimana del Banchiere scrittore, di netta critica al merito della contro riforma del sistema elettivo parlamentare approvato dalla Camera dopo la decadenza degli emendamenti che, seppure in maniera blanda, avrebbero reintrodotto il voto di preferenza

La sensazione è che anche quei partiti, a parole ufficiali favorevoli al ripristino della possibilità di scrivere sulla scheda il nome del candidato preferito, in realtà non siano dispiaciuti per il mantenimento delle liste bloccate, e portino avanti una battaglia di bandiera sapendo di essere in minoranza

Nel linguaggio antico, popolare e rurale di alcuni decenni fa, per indicare la preferenza si usava dire: “A chi diamo la voce?”. Mantenendo questo parallelo, la circostanza di perseverare nella negazione della preferenza assume il valore vero e proprio della negazione della voce che dovrebbe essere riconosciuta a ciascuno di noi titolare del cosiddetto diritto di elettorato attivo. Ma dove sta l’attivo se non possiamo più scegliere chi inviare a Roma nei palazzi del potere?