Giachetti: “Il Governo è ai titoli di coda. Non è questione di poltrone”

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Onorevole Roberto Giachetti, il Conte bis è ai titoli di coda?
«Per quello che s’è visto finora, sì. Se c’è l’intenzione di fare un salto di qualità basato sui temi, è un discorso. Se le nostre idee danno fastidio perché sono troppo ambiziose, proseguano per conto loro».

Il premier va alla conta in Aula?
«Almeno riscoprirà la centralità del Parlamento…».

Non ce l’aveva presente?
«L’ultima volta, mentre discutevamo la legge di bilancio, sulla cui procedura d’approvazione stenderei un velo pietoso, lui era impegnato in una conferenza stampa…».

Non è che finisce tutto col rimpasto, o un Conte ter e una squadra in cui Iv abbia più poltrone?
«Giornalisti, opinionisti e anche chi sta dall’altra parte del tavolo politico hanno sperato che fosse confermata la narrazione del Matteo Renzi interessato alle poltrone».

Non è così?
«Siamo arrivati allo showdown: è chiaro a tutti che lo scontro è sui contenuti. Sulla politica».

Teresa Bellanova ed Elena Bonetti minacciano da settimane le dimissioni. Sono ancora li.
«Appunto, perché il problema non sono le poltrone. Abbiamo presentato 62 punti di contenuti politici e fino all’ultimo cerchiamo di ottenere un cambio di passo».

Tenete il Paese sospeso, dicono.
«Da Palazzo Chigi filtrano veline che ci attribuiscono la responsabilità dei ritardi. I ritardi sono figli del fatto che loro non presentano i documenti. Com’è stato con il primo Recovery plan, che è arrivato alle 2 mattina presto».

E il nuovo documento?
«Abbiamo chiesto, infatti, che ci fosse concesso il tempo di leggerlo. Conte e Gualtieri parlano, ma le carte non le fanno mica vedere».

È vero che Roberto Gualtieri ha cassato i vostri progetti?
«Non ero alla trattativa. Ma se noi presentiamo 72 cartelle, per una settimana tutti stanno zitti e poi scrivono 13 paginette con correttivi minimi, evidentemente non siamo noi i “bombaroli”».

Che intende?
«Vedo che da settimane tutti, giornali compresi, dibattono proprio sulle questioni sollevate da noi. Ma il gioco è dare addosso a Renzi, che è brutto e antipatico».

Non è anche un po’ colpa di Renzi, se nessuno lo prende sul serio?
«In Italia non si guarda al merito delle questioni, ma se le persone che le pongono sono antipatiche».

Non è un fatto di antipatia, ma di credibilità. Renzi è quello che doveva lasciare la politica dopo il referendum del 2016, no?
«Fu una cazzata, lo dissi subito. Ma quanti sconti sono stati fatti alle giravolte del Pd, che, ad esempio, aveva il maggioritario nel Dna e oggi teorizza il proporzionale puro; o a Luigi Di Maio e ai grillini?».

Siete elettoralmente alle corde.
«Non confondiamo il peso elettorale con le cifre dei sondaggi. Alle amministrative siamo andati meglio delle attese e comunque le elezioni fanno parte della politica».

Volete sostituire, ai voti, la gestione del potere, che vi garantirebbe una quota dei miliardi Ue?
«Ci dicono che siamo un partitino ininfluente. Gestiremmo quote di potere – nel senso nobile – nella misura in cui siamo rappresentati dentro il governo e sulla base delle proposte che avanziamo».

Non state alzando la posta per averne di più?
«Allora, prenda lo Sbloccacantieri. È una misura alla quale siamo stati noi a dare impulso. I cantieri però li gestisce Paola De Micheli, mica Italia Viva. E tra parentesi…».

Tra parentesi?
«Abbiamo presentato la lista delle opere, ma non sono stati ancora nominati tutti i commissari».

Comunque, a parte le accuse di «poltronismo», non è questione secondaria chi fa il ministro, giusto?
«Infatti. Le poltrone non sono slegate dalla responsabilità politica. E noi sono almeno quattro mesi che chiediamo di aggiustare la squadra di governo. Su questo punto, al vertice Renzi-Conte, c’era stata ampia condivisione».

Ah sì?
«Peccato che, subito dopo, Conte abbia fatto filtrare la notizia – la solita velina di Rocco Casalino – per cui Renzi aveva posto la questione solo per ottenere il ministero della Difesa e andare lui alla Nato».

Salvereste il governo, se ci fossero dei cambi nei ministeri?
«Il punto sono i contenuti, i nomi vengono dopo. E poi Conte dice che ha i ministri migliori del mondo. Allora, li faccia lavorare. E lo stesso vale per i commissari… I risultati, dalle mascherine, ai banchi, ai ventilatori, ai vaccini, non mi paiono eccezionali».

Caccereste Domenico Arcuri?
«Un commissario straordinario non può essere la foglia di fico per consentire al governo di evitare le responsabilità. Dopodiché, c’è un problema di qualità e risultati: io avevo proposto Guido Bertolaso».

Bertolaso al posto di Arcuri?
«Io Bertolaso l’avrei incaricato fin dall’inizio. Lo abbiamo proposto subito. Non lo hanno voluto perché ha lavorato con Berlusconi. Ma lui è bravo e competente. Dovremmo piantarla con i veti ideologici».

È iniziata l’ultima settimana del Conte bis?
«Mi pare di capire che, per volontà degli altri – leggevo, ad esempio, un tweet di Andrea Orlando – il cdm è stato rinviato a data da destinarsi. Sono loro a prendere tempo, noi abbiamo solo chiesto 24 ore per leggere il testo, non i titoli».

Quindi?
«Se le cose non cambiano, toglieremo il disturbo. Così Conte, finalmente, si accorgerà dell’importanza del Parlamento».

Quanto lo quota un governo di salute pubblica?
«Non ragiono per previsioni, ma per convinzioni. E sono convinto che un governo di “ricostruzione” sarebbe una grande occasione per questo Paese. Però l’opposizione dovrebbe rinunciare a lucrare sugli errori degli altri e accettare di sporcarsi le mani».

Lo farà?
«Ne avrebbe il dovere: dobbiamo disegnare il futuro dei nostri figli».

Perché siete contrari al voto?
«Io non sono contrario. Osservo che si sta per rinviare quello nel collegio di Siena, dove si e dimesso Pier Carlo Padoan. E da tempo si discute il rinvio delle amministrative di maggio. Siamo nel pieno di una pandemia!».

In Polonia e negli Usa hanno votato. In Israele voteranno.
«Negli Usa, la maggior parte della gente ha fatto ricorso al voto postale, che infatti è stato poi alla base delle contestazioni di Donald Trump e dei disordini».

Abbiamo votato anche noi, alle regionali di settembre.
«La situazione epidemiologica non era ancora così grave come oggi. Ma mettiamo pure da parte le questioni tecniche. C’è comunque un impedimento sostanziale».

Quale sarebbe?
«La stragrande maggioranza dei deputati del Pd, dei 5 stelle, di Leu, di Forza Italia, non vuole votare. Gli unici che guadagnerebbero seggi sono quelli di Fratelli d’Italia».

Ma questo vale pure per voi!
«È evidente. Il punto è che non riguarda solo noi, come qualcuno prova a sostenere».

Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno, sembra aver blindato il Conte bis. Come commenta?
«Non commento le posizioni di Mattarella, che peraltro parla pochissimo. Sono piuttosto i quirinalisti ad attribuirgli certe opinioni. Mi pare che il presidente della Repubblica si stia attenendo strettamente alle sue prerogative costituzionali. E penso che, coerentemente, se in Parlamento si trovasse un’altra maggioranza, lui si comporterebbe di conseguenza».

ll Pd vi minaccia con il ritorno alle urne, perché guadagnerebbe punti rispetto al 2018?
«E chi gliel’ha detto? Il Pd andrebbe alle elezioni con i 5 stelle. È una proposta politica diversa da quella del 2018».

In che senso?
«Il Pd ha fatto un’inversione a U su tanti principi. Basti pensare al capitolo Giustizia. Stando a contatto con il M5s e avendo perso la componente riformista, il Pd sta ritornando velocemente al Pci».

Dice?
«Non le sarà sfuggito che sono rispuntati i D’Alema, i Bersani, gli Occhetto…».

Gli ex rottamati…
«Sì, ma innanzitutto dalla storia! Quella compagine è sempre stata minoritaria nel Paese».

Voi vi candidereste contro il trio Pd-M5s-Leu?
«Mi pare che loro abbiano detto che non ci vogliono. E in ogni caso, non è immaginabile un’alleanza strutturale con il M5s».

E correreste da soli?
«Credo ci siano praterie per un’area riformista, con Carlo Calenda, +Europa, i Verdi, i radicali, i socialisti e persino un pezzo di Fi».

L’ennesima velleità di terzo polo centrista?
«Non sarebbe centrista. Tutt’altro: dev’essere molto radicale, ma ben equidistante dagli altri due schieramenti».

Erodendo pezzi di Pd e di Fi?
«Soprattutto, pescando in quel 30- 40% di elettori che non si riconoscono nell’attuale offerta politica».

Non è che Renzi, l’uomo che battezzò il Conte bis con la «mossa del cavallo», è rimasto fagocitato dal Golem che aveva creato?
«Mah… Io ero tra i più perplessi da quell’operazione. Col senno di poi, la rivaluto».

Per quale motivo?
«Pensi cosa sarebbe stata per l’Italia la pandemia, se fossimo arrivati a una rottura con l’Europa, inevitabile con i sovranisti».

E allora perché rimangiarsi tutto adesso?
«Allora, per evitare che il Paese scivolasse in una certa direzione, quella dell’accordo con i 5 stelle era l’unica strada. Ma un governo non può vivere solo “contro”».

Imprese, lavoratori e famiglie vivono tra incertezza e impoverimento. Le libertà civili sono state limitate. E intanto gli italiani vi vedono impegnati nelle beghe politiche. Il Paese capirà?
«Spero capisca che le tante cose brutte della pandemia, gli errori commessi, sono figli di un deficit e non di un eccesso di politica».

Che vuol dire?
«Ci tengo a spiegarlo a chi ci legge. È opportuno che la politica, quindi il Parlamento, le istituzioni e i contenuti, ritornino centrali. Specialmente in questo momento così drammatico».

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