La vecchiaia arriva e non possiamo farci niente. Qualcuno diceva che, a una certa età, la malattia è proprio questa. È una specie di malattia d’usura, il corpo cambia e il tempo lascia inevitabilmente i suoi segni.
Ma non voglio essere pessimista.
Devo ringraziare i miei genitori per avermi regalato il senso dell’ironia, perché nella vita aiuta moltissimo. Soprattutto quando bisogna imparare ad accettare quello che cambia.
Basta pensare ai capelli.
Quando cominciarono a diventare grigi, durante le riprese de “Il maresciallo Rocca”, dovevo continuamente ritoccarli. A un certo punto sembrava che avessi del catrame in testa.
Mi capitò persino che un parrucchiere venisse a casa per farmi la tinta e il risultato fosse un colore violaceo. Sul set erano disperati. Io, invece, decisi che ne avevo abbastanza e mi tagliai i capelli.
Non è immediato abituarsi a vedersi con i capelli bianchi. Bisogna imparare a riconoscersi anche quando l’immagine nello specchio comincia a cambiare.
Quando ho smesso di tingerli, però, mi sono sentito libero.
In fondo credo che sia anche questo invecchiare: accettare ciò che non possiamo fermare senza perdere la capacità di sorridere di noi stessi.
La vecchiaia è un viaggio. E per affrontarlo servono accettazione e, soprattutto, un po’ di umorismo.



