Giorgia Meloni che continua a vendersi come “una del popolo” è un paradosso

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Nelle sue rappresentazioni, degne della peggiore tradizione operettistica, è la ragazza della Garbatella, l’underdog, quella che fa la spesa al supermercato. In una sorta di telenovela messicana di quart’ordine, buona per trasformare vent’anni nei palazzi del potere in una puntata della Piccola fiammiferaia.

Una specie di Shirley Chisholm innamorata dei poteri forti e dei chirurghi estetici.
Meloni non è arrivata ieri: era già ministra nel governo Berlusconi mentre l’Italia, nel 2011, sfiorava il default.

Ma conosce bene la forza della favola del “mi sono fatta da sola”: chi si riconosce in lei finisce per credere automaticamente che farà anche i suoi interessi. Peccato che governare non significhi magnificare il proprio potere e sistemare amici e parenti, ma migliorare la vita delle persone.

La narrazione ha funzionato e ha creato una sorta di innamoramento collettivo, un’ipnosi da programma televisivo con il conduttore che è guardato e seguito dallo spettatore, con uno strano sorriso fisso e inconsapevole. Purtroppo per lei, però, quella narrazione sta crollando: gli italiani stanno peggio, mentre banche, fondi finanziari, grandi imprese e multinazionali delle armi sembrano godere di ben altra attenzione.

Meloni è la prosecuzione naturale della politica più vecchia del mondo: quella degli Andreotti, dei Gava, dei Berlusconi con una interprete, lei, meno preparata ma sapiente utilizzatrice del marketing politico. “Una di noi” che “di noi” non conosce le sofferenze, né quanto “per noi” sia diventato difficile sopravvivere. Conosce benissimo, invece, dove il potere si trasforma in aiuto agli interessi dei forti in danno dei fragili.
Insomma: tutto si può dire di lei, meno che non abbia capito l’andazzo. Sa benissimo come aiutare multinazionali delle armi, banche e fondi finanziari. “Una di noi” un reverendissimo caxxo.