LA LIBERTÀ PASSÒ ANCHE DA UN PAIO DI PANTALONI

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Immaginate una donna nell’America dell’Ottocento. Esce di casa indossando qualcosa che, per l’epoca, sembra quasi una provocazione: una gonna più corta sopra un paio di pantaloni ampi. La gente guarda.

Qualcuno ride, qualcuno si scandalizza. Lei si chiama Amelia Bloomer, è nata nel 1818, fa la giornalista e si batte per i diritti delle donne. Sul suo giornale, The Lily, comincia a parlare anche di quel nuovo modo di vestire, più pratico e libero nei movimenti.

Quei pantaloni finiranno persino per prendere il suo nome: bloomers. Ma Amelia non stava combattendo una battaglia di moda.

Stava facendo una domanda molto più grande: chi decide come deve vestirsi una donna? La parte più bella della storia arriva dopo. Con il tempo Amelia abbandonò proprio quell’abbigliamento.

Perché libertà non significava indossare i pantaloni. Significava poter scegliere anche di toglierli. E pensare che, quasi due secoli dopo, siamo ancora qui a misurare la rispettabilità di una donna in centimetri di stoffa.

Frenkie Woody