Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
“Costruttori di ‘case di pace’”, dove “si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”. Usa metafore ma offre indicazioni estremamente concrete, Papa Leone XIV, ai partecipanti al Unarmed and Disarming Peace: The Church’s Emerging Paradigm Shift to Gospel Nonviolence. Si tratta della prima Conferenza dell’Istituto Cattolico per la nonviolenza, al via da oggi 9 settembre fino a venerdì 11, al Seraphicum di Roma, promossa da Pax Christi International. Ovvero il movimento cattolico internazionale che, ispirato anche allo sguardo profetico di don Tonino Bello, ha fatto della promozione della pace e della nonviolenza la sua prioritaria missione.
A Roma da oggi sono riuniti teologi, responsabili pastorali, operatori di pace, educatori, professionisti e quanti desiderano esplorare come la nonviolenza evangelica possa raggiungere il centro della vita e dell’insegnamento cattolico. Provengono da diversi Paesi e da contesti colpiti dai conflitti. Prima di ascoltare l’intervento del cardinale Charles Maung Bo, voce di quel Myanmar ferito da una persistente guerra civile, violenze e sfollamenti, tutti i presenti al Seraphicum hanno ricevuto il saluto e la benedizione del Papa portati da monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi italia.
L’appello del Papa
Nel telegramma, letto a inizio lavori e a firma del segretario di Stato, Pietro Parolin, Leone XIV “esorta a continuare la missione di promuovere nel mondo una cultura di pace, giustizia e riconciliazione, radicata nel Vangelo e testimoniata nella vita”, così da “divenire costruttori di ‘case di pace’, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”. Con questi obiettivi e sentimenti, il Pontefice affida le giornate di riflessione e discussione alla Vergine Maria, regina della Pace.
L’intervento del cardinale Bo
Nel suo intervento, il cardinale Bo ha parlato della necessità di “un nuovo paradigma”, inteso come un ripensamento fondamentale del modo in cui la Chiesa comprende la pace e la legittima difesa. Per il porporato birmano la nonviolenza non dovrebbe essere intesa come passività o ritiro dalla responsabilità di proteggere le persone, bensì come risposta efficace alla violenza in un mondo sempre più segnato dai conflitti armati e dalle nuove tecnologie militari. “Le strategie nonviolente non sono una mancanza di difesa; sono una forma di difesa più efficace”, ha affermato Bo. “Oggi – ha aggiunto – rendiamo operativa la legittima difesa attraverso la difesa civile, la protezione civile disarmata e la resistenza attiva nonviolenta”.
Invetire in diplomazia, giustizia, reti di pace
L’arcivescovo di Yangoon ha dunque chiesto maggiori investimenti “nella diplomazia, nella giustizia riparativa, nelle reti di pace per il preallarme e nella de-escalation sistematica”, oltre ad approcci capaci di proteggere la dignità umana senza riprodurre la logica della violenza. Da parte sua la Chiesa, ha assicurato, “offre un quadro di difesa che protegge realmente la dignità umana invece di distruggere l’infrastruttura della vita”. “La vera legittima difesa deve essere disarmata nei suoi metodi e disarmante nei suoi effetti”, ha aggiunto richiamando l’invocazione di Papa Leone, il giorno della sua elezione, di una “pace disarmata e disarmante”.
L’esperienza della Chiesa in Myanmar
Nel concreto, per il cardinale Bo significa superare l’idea della nonviolenza come vocazione opzionale o secondaria e collocarla al cuore della vita e dell’insegnamento cattolico. Richiamando l’esperienza della Chiesa in Myanmar, ha descritto un popolo che, nonostante ciò che subisce, continua a proclamare: “La pace è possibile, la pace è l’unica via…”. “La nonviolenza non comporta il sottrarsi al pericolo o l’accettazione dell’ingiustizia”, ha affermato il porporato, “questo approccio richiede un coraggio maggiore rispetto al ricorso alle armi per risolvere i problemi. La nonviolenza non è per i codardi”.
Indicando l’esempio di Gesù Cristo e ricordando l’eredità di figure come Mahatma Gandhi e Martin Luther King Jr., il cardinale Bo ha quindi concluso: “Una pace disarmata nella società è impossibile senza una pace disarmante nell’anima”. Ciò che, invece, è possibile è “rifiutare la paura, l’odio, la disumanizzazione e il desiderio di vendetta che alimentano i cicli di violenza”.
Pellegrinaggio ad Assisi
La conferenza – che fa parte di un’iniziativa internazionale di dieci giorni iniziata il 2 settembre con un programma intensivo di formazione – durerà anche domani 10 settembre. Il giorno 11 si concluderà simbolicamente con un pellegrinaggio spirituale ad Assisi, sulle orme di San Francesco e Santa Chiara.


