HomeattualitàIl partitone degl’inquisiti (56) che rivuole la prescrizione

Il partitone degl’inquisiti (56) che rivuole la prescrizione

Passano anni, governi, Repubbliche, leggi Severino e indignazioni popolari. Resta, immobile nel nostro Parlamento, un dato allarmante: dopo quasi due anni di legislatura sono ancora decine i deputati e senatori condannati, imputati e indagati. Con la benedizione esterna di Silvio Berlusconi, condannato a 4 anni per frode fiscale e di recente eletto parlamentare europeo.

Forze fresche Diversi onorevoli sono stati indagati dopo la loro elezione nel 2018. Innanzitutto Matteo Salvini, tre volte indagato per sequestro di persona aggravato. Finora non si è mai arrivati a processo: nel primo caso (Nave Diciotti), il Senato fermò l’inchiesta e nel secondo (Sea Watch), Salvini è stato archiviato. Adesso arriverà in Senato la vicenda della Gregoretti.

Ben noto è anche il caso di Giulio Centemero, tesoriere della Lega: è indagato in due diversi filoni su eventuali finanziamenti illeciti alla Lega. Vicenda simile a quella di Francesco Bonifazi (finanziamento illecito e false fatture), ex tesoriere Pd (ora Italia Viva): i pm indagano sui soldi alle fondazioni legate al Pd. In Parlamento è arrivato il caso di Diego Sozzani (FI), salvato dalla Camera dai domiciliari: per i magistrati ha avuto 10 mila euro di finanziamento illecito da un imprenditore.

E a proposito di Forza Italia, sotto indagine c’è anche Renato Schifani, accusato con altri di aver spifferato l’inchiesta su Antonello Montante, condannato in primo grado a 14 anni per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Recente è la richiesta di rinvio a giudizio per Piero Fassino (Pd): turbativa d’asta per la gestione del Salone del Libro di Torino. Doppia grana per Armando Siri, che aveva già patteggiato 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta e per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: è indagato per corruzione e per autoriciclaggio.

A giudizio andrà Isabella Rauti (FdI), ex consigliera regionale del Lazio. I pm sostengono che tra il 2010 e il 2013 abbia affidato consulenze tali da configurare una truffa aggravata ai danni dello Stato.

Rischia il rinvio a giudizio il senatore leghista Giuliano Pazzaglini (ne parliamo a pagina 10) . Sotto indagine è anche il leghista Roberto Marti, che in concorso con altri risponde di tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato. L’estate scorsa ha patteggiato 1 anno e 4 mesi la forzista Michela Vittoria Brambilla, indagata per il crac delle Trafilerie del Lario. Intanto sono finiti indagati per corruzione due forzisti campani, Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo. Giuseppina Occhionero (IV) è indagata per falso e infine c’è Renata Polverini, appena uscita da FI e accusata di appropriazione indebita per il periodo in cui era segretaria Ugl.

Sospiri di sollievo C’è chi, per un motivo o per l’altro, ha evitato il processo. Maurizio Gasparri, querelato da Roberto Saviano, è stato giudicato insindacabile dai colleghi senatori. Gli stessi che hanno evitato guai a Cinzia Bonfrisco (Lega, ora a Bruxelles), salvata dall’indagine per associazione a delinquere e corruzione per atto d’ufficio. La leghista Lucia Borgonzoni, candidata alla Regione Emilia-Romagna, ha rischiato il processo per appropriazione indebita, ma con la legge Orlando il reato è ora perseguibile solo su querela e non più d’ufficio. Risultato: pericolo scampato. Anche Maria Cristina Caretta (FdI) a fine 2018 è uscita dal processo sullo scandalo delle tessere del fu Pdl: i reati di falso in scrittura privata e indebito utilizzo dei dati personali sono stati depenalizzati. Ma il caso più eclatante è stato quello di Umberto Bossi: già condannato in passato (nel processo Enimont, 1994, prese 8 mesi) era imputato per truffa e appropriazione indebita per lo scandalo dei fondi della Lega, ma il primo reato si è prescritto e il secondo, perseguibile solo su denuncia del partito, è andato in fumo per la mancata azione di Salvini.

Vecchie storie Il totiano Paolo Romani ha una condanna definitiva a 1 anno e 4 mesi per peculato: durante il suo assessorato a Monza, la figlia usò il cellulare del Comune per 9.811 euro di bollette.

Il senatore Salvatore Sciascia (FI) nel 2001 è stato invece condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi per una storia di tangenti pagate dalla Fininvest alla Guardia di finanza. E sempre in FI c’è Enzo Fasano, condannato per concussione a 2 anni: era il 2007 e la pena è stata indultata.

Condannato in via definitiva è anche Vittorio Sgarbi (Misto), pregiudicato per truffa aggravata ai danni dello Stato e ora è alle prese con un’indagine su alcune opere d’arte autenticate, secondo i pm, nonostante fossero dei falsi.

È invece appena passato alla Lega Antonino Minardo: nel 2014 è stato condannato a 8 mesi per abuso d’ufficio. Luca Lotti (Pd) andrà a processo per favoreggiamento nello scandalo Consip, mentre Ugo Cappellacci (FI) deve difendersi dall’accusa di corruzione. Il dem Piero De Luca è invece ancora sotto processo per bancarotta fraudolenta, mentre Luciano D’Alfonso (sempre Pd) è indagato per falso in concorso con altri. Un’altra dem, Micaela Campana, è imputata per falsa testimonianza per i suoi 39 “non ricordo” pronunciati durante il processo Mafia Capitale. Ancora: il leghista Massimo Garavaglia è stato assolto in primo grado per turbativa d’asta, ma i pm ricorreranno in Appello. Due parlamentari hanno poi scelto il patteggiamento: Giancarlo Serafini (FI) nel ‘94 ha chiuso così un processo per corruzione; Giovanni Tombolato (Lega) nel 2012 ha patteggiato 11 mesi per falso in atto pubblico.

Spese pazze Diversi sono i parlamentari coinvolti nei vari processi sulle rimborsopoli regionali. In Liguria ci sono i leghisti Edoardo Rixi (3 anni e 5 mesi in primo grado), Francesco Bruzzone (2 anni e 10 mesi) e Vito Vattuone, imputato insieme al forzista Sandro Biasotti. In Piemonte aveva patteggiato un anno la leghista Elena Maccanti, mentre Paolo Tiramani (Lega) e Augusta Montaruli(FdI), assolti in Cassazione, aspettano l’appello bis. In Lombardia condanne in primo grado per peculato per i leghisti Ugo Parolo, Jari Colla e Fabrizio Cecchetti, coinvolti nella stessa vicenda del capogruppo in Senato Massimiliano Romeo (1 anno e 8 mesi). Nel Lazio attende il processo il dem Claudio Mancini (ma la prescrizione si avvicina), mentre Bruno Astorre (Pd) è a giudizio per una presunta consulenza gonfiata. In Umbria invece sono imputati per peculato Franco Zaffini (FdI) e Fiammetta Modena (FI); in Basilicata rischia Vito De Filippo(IV).

A bada la linguaIn parecchi hanno problemi a causa di qualche affermazione un po’ troppo spinta. Un anno fa Roberto Calderoli (Lega) è stato condannato a un anno e sei mesi per aver accostato a un orango l’ex ministra Cecile Kyenge. Simone Pillon (Lega) è stato condannato per diffamazione per aver insultato l’Arcigay Omphalos, mentre Vito Comencini (ancora Lega) è sotto indagine per vilipendio per le offese a Sergio Mattarella. Nel febbraio scorso è stato invece indagato per odio razziale il 5 Stelle Elio Lannutti, che aveva twittato un riferimento ai protocolli dei Savi di Sion: a oggi, però, non ha ricevuto alcuna comunicazione sull’indagine.

I volontari Alcuni sono invece “fieramente” indagati. Erasmo Palazzotto di LeU è sotto inchiesta perché considerato responsabile del salvataggio di alcuni migranti in mare con una nave di Mediterranea, la ong di cui è capo missione. Per un atto di disobbedienza civile ormai 20 anni fa era stato condannato al carcere Benedetto Della Vedova, che con altri Radicali aveva distribuito hashish per promuoverne la legalizzazione. Anche il 5 Stelle Paolo Romano rivendica l’indagine a suo carico per aver rivelato materiale protetto da segreto: nel 2015 accusò Renzi di aver utilizzato un volo di Stato per fini privati, diffondendo alcuni dati sui traffici aerei.                                                                                                  fonte  (di Lorenzo Giarelli – Il Fatto Quotidiano)

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