
Il Parlamento Ue approva la linea Meloni: sì ai return hubs
A Strasburgo vince, anzi stravince la linea di Giorgia Meloni: l’Europa, al termine di un lungo e complesso negoziato politico, ha completato l’iter per approvare il Patto su Migrazione e Asilo, che riprende in toto la strategia voluta dal Governo italiano e dalla sua leader, che in questi ultimi anni ha sfatato quel tabù secondo cui i Paesi membri dovevano soltanto subire passivamente i flussi in entrata, limitandosi alla mera gestione degli immigrati, senza poter intervenire concretamente per prevenirli e governarli, e facendosi così indirettamente complici di quelle organizzazioni criminali che lucrano sulla vita dei migranti.
La musica è cambiata. E adesso è ufficiale: il Patto Migrazione e Asilo è entrato in vigore ufficialmente il 12 giugno e ha ottenuto il sì della Commissione Libertà civili del Parlamento europeo, con una maggioranza di centrodestra. Un patto che introduce novità come esami più rapidi per le domande di asilo, rimpatri più efficaci, maggiore solidarietà e cooperazione tra i vari Stati membri, apertura a partenariati internazionali e, soprattutto, possibilità di dotarsi di “soluzioni innovative” come i “return hubs” su suolo di Paesi terzi ed extra-Ue, proprio come ha fatto il Governo italiano in Albania con i tanto vituperati centri di Shengjin e Gjader.
Fondamentale l’ultimo tassello, quello del “Regolamento rimpatri”, approvato da pochi minuti in plenaria, che rende più rapide e coordinate le procedure per i rimpatri, unificando maggiormente i sistemi nazionali, introducendo proprio i return hubs su modello Italia-Albania, e ancora altre norme per introdurre misure alternative per controllare i migranti in attesa di espulsione.
La riforma dei rimpatri volontari assistiti
Un cambio di passo di cui l’Italia è stata inevitabilmente forza motrice. Un cambio di strategia, di visione, di approccio che è fondamentale per un’Europa non più ostaggio dei flussi irregolari. Continua così il lavoro dell’esecutivo italiano, che anche in Italia dà i suoi frutti: ieri con 147 sì è stato approvato definitivamente alla Camera il decreto legge sui rimpatri volontari assistiti.
Rimpatri su cui il centrodestra ha puntato con forza: da inizio anno, secondo i dati del cruscotto giornaliero pubblicato quotidianamente dal Viminale, sono 3894 i rimpatri effettuati nel 2026, di cui 518 sono volontari assistiti. Ed esulta Giorgia Meloni, che sui social sottolinea proprio i risultati raggiunti con il nuovo provvedimento: “Con il via libera definitivo della Camera al decreto Rimpatri e alle norme sui rimpatri volontari assistiti facciamo un altro passo avanti per rafforzare gli strumenti a disposizione dello Stato nella gestione dei flussi migratori.
Più serietà, più ordine, più efficacia. L’obiettivo è chiaro: governare il fenomeno migratorio con regole certe e strumenti concreti. Avanti così”.
Si tratta, insomma, di una visione tutta nuova, che ha già dato i suoi frutti: sono calati di circa 80 punti percentuali gli sbarchi rispetto al 2023. Risultati che, per entità e per costanza (il calo è costante dal 2023, ed è forse questo il punto), non erano mai stati registrati. “Per troppo tempo – ha commentato Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento Immigrazione del partito in Aula – l’immigrazione irregolare è stata gestita senza strumenti adeguati, alimentando un sistema opaco e inefficiente. Oggi si cambia passo, con più efficacia nei rimpatri e maggiore tutela dell’interesse nazionale.
Questa destra di governo ha bloccato gli sbarchi e ha aumentato i rimpatri: sarebbe esiziale fare passi indietro con il ritorno al potere di una sinistra che ci ha portato sul baratro”.
lavocedelpatriota.it


