Inaugurazione 27 agosto 2026 ore 18.00
ARROCCO Student&Hotel
Viale Papa Giovanni XXIII, 11/13 – L’Aquila
Fino al 7 settembre 2026
Frammenti e Visioni propone una riflessione critica sul rapporto tra Arte e Design nel contesto contemporaneo, a partire dal loro storico intreccio teorico e operativo. L’esposizione si propone come luogo di confronto critico e di elaborazione collettiva, invitando a ripensare il ruolo culturale, etico e progettuale di Arte e Design nel nostro tempo e a interrogarsi sulla loro possibile funzione nel costruire nuove forme di responsabilità verso il futuro.
Allestita nello spazio ipogeo dell’Arrocco, nuovo edificio in fase di completamento a L’Aquila, la mostra assume una dimensione simbolica esplicita: il livello sotterraneo diventa metafora di un ritorno ai fondamenti, un luogo in cui riattivare questioni strutturali. Qui, le sculture polimateriche di Jörg Grünert strutturano percorsi attraversabili, configurandosi come nodi spaziali e concettuali. Accanto a esse, una selezione di oggetti di design contemporaneo dialoga con altre opere dell’artista – quadri, sculture e acquerelli -, costruendo relazioni di affinità, tensione e discontinuità.
Come scrive, infatti, il curatore: «Dalle esperienze fondative della Deutscher Werkbund e della Bauhaus, che individuarono nella cultura materiale un dispositivo capace di generare nuovi modelli per la vita quotidiana, fino alle successive elaborazioni teoriche sul progetto come pratica culturale, Arte e Design sono stati intesi come strumenti di costruzione simbolica del mondo. In questa prospettiva, essi non producono semplicemente oggetti o opere ma configurano visioni. A partire dagli anni Ottanta, la logica neoliberista ha progressivamente orientato entrambe le discipline verso paradigmi di mercato sempre più pervasivi, trasformando il progetto e l’opera da strumenti di emancipazione culturale e sociale a beni simbolici o finanziari. In questo scenario, la mostra si configura come spazio di interrogazione critica: è ancora possibile leggere Arte e Design come testi culturali capaci di incidere sul presente e di orientare il futuro?»
Dai testi critici di Maurizio Coccia, Antonio Gasbarrini e Antonio Zimarino vengono alla luce gli elementi principali delle riflessioni che il progetto propone.
Antonio Zimarino: «I lavori scultorei di Jörg Grünert hanno una caratteristica costante: essendo modellati dall’interno del limite della forma, il senso dell’oggetto parte dallo svelamento del suo spazio interno. La scoperta del possibile e dell’immaginabile simbolico dentro qualcosa di reietto e abbandonato nella sua povera semplicità, trasforma completamente la percezione dell’oggetto. Lo sguardo sulla materia resta sempre introspettivo: entra in essa e deve indugiare per percorrere anfratti e snodi che si aprono. Siamo costantemente di fronte a incroci, tra materie opposte, tra spazi, vuoti e pieni, tra forme organiche o logiche che si manifestano scavando, aprendo, ferendo gli oggetti. Nei lavori di Jorg, nel concept stesso della mostra, l’incrocio si evidenzia come segno di congiunzione, di relazione, di movimento, non certo di stasi e definizione. È simbolo dinamico di processi: è archetipo della transizione, della trasformazione, dell’intersezione, dell’attraversamento, del cambiamento che è presente potenzialmente dentro la struttura di ogni cosa.»
Antonio Gasbarrini: «In pochi altri artisti, la teatralizzante vocazione performativa del proprio corpo “spazializzato” sulla scena drammaturgica riesce ad instaurare uno stretto contatto dialogico con le proprie opere, spesso realizzate ad hoc come avviene anche in questa esposizione. Nel percorso progettato, è la spalancata, ossuta e screziata scultura in pietra della Porta ad evocare, non già un amicale ingresso, bensì un memoriale trauma d’ordine catastrofico. Anche i tre totemici, primitiveggianti Alberi in cortecce di cedro, ferro e pietra, sono la metafora naturalistica di implacabili testimoni oculari del dissesto climatico in corso. Nel gruppo scultoreo di Geometria organica la sostanziale poetica a-euclidea di Jörg Grünert, viene fuori con tutta la sua forza strettamente affine alla mandelbrotiana geometria frattale, tal che ci si chiederà in che modo le sue “naturalizzate” forme possano essere compatibili con la prevalente e stilizzata “purezza” del Design contemporaneo.»
Maurizio Coccia: «L’artista coniuga coscientemente i dati del contesto con la sensazione e il vissuto. Cioè organizza – progetta – le modalità dinamiche di rapporto fra desiderio e possibilità. È il progetto che si configura come struttura del mondo sensibile. Ne diventa la membrana che modifica la percezione del reale ridefinendo il confine fra ciò che c’è e ciò che potrebbe esserci. Come si vede in questa mostra, di oggetti, in ambedue i casi, sono solo il residuo fisico di una complessa elaborazione mentale. Il valore filosofico non è nei risultati, ma nel processo. La smaterializzazione, infatti, non è più solo prerogativa dell’arte, basti pensare al System Design, che non progetta “cose”, ma le regole e le infrastrutture che fanno funzionare le cose.
L’accento, infine, cade sulla capacità del progetto di istituire delle architetture di relazioni. Una trama di valori e principi civili – e quindi estetici – che lega biografie e contesti eterogenei, preordinato e contingenze, inibizioni e catarsi.
Liberarsi dal peso dei manufatti, smettere di produrre ingombri e cominciare a tracciare costellazioni.
È in questo spazio trasparente, che le discipline dovrebbero riconoscersi. Progettare non significa occupare il mondo, ma inaugurarne una nuova eco per fecondare il tempo prima ancora della forma e consegnarci – ogni volta rinnovata – la vertigine di ciò che potrebbe essere.»
La scelta dell’Arrocco, progettato e realizzato da Distretto 19, quale luogo espositivo, è legata al ruolo che l’edificio si propone di assumere all’interno della città: non solo studentato, ma hub culturale e sociale, sistema capace di mettere al centro gli spazi di relazione, con l’obiettivo di attivare dinamiche di comunità tra gli studenti e, più in generale, di generare scambi culturali aperti alla città.
Infatti lo spazio sarà attivato, nel periodo della mostra, attraverso incontri pubblici, momenti di discussione e interventi performativi dell’artista, trasformando il progetto artistico in una piattaforma discorsiva oltre che in un dispositivo esperienziale.


