La grandine a maggio non è assolutamente un’anomalia e le recenti piogge, seppur intense, non certificano affatto che l’Italia sia diventato un paese climaticamente tropicale.
La primavera, soprattutto al Nord Italia, è una delle stagioni più favorevoli alla grandine. Il suolo inizia a scaldarsi, l’aria umida nei bassi strati aumenta, ma in quota possono ancora transitare masse d’aria fredde e correnti molto tese.
È proprio questo contrasto verticale, caldo sotto e freddo sopra, a rendere l’atmosfera instabile. Se poi entrano in gioco correnti a getto, forti variazioni del vento con la quota e temporali ben organizzati, la grandine trova un ambiente favorevole.
Si tratta di un fenomeno normalissimo per le latitudini temperate e per il Mediterraneo. Ai tropici il discorso è diverso. Lì dominano calore, umidità e piogge torrenziali, ma spesso manca quella componente fredda alle medie quote e quel forte shear del vento che alle nostre latitudini aiutano la formazione e la crescita dei chicchi di grandine. Nessuna anomalia dunque, è la primavera italiana, con i suoi contrasti, la sua energia e i suoi temporali.
L’Italia non è un paese climaticamente tropicale. Può vivere fasi molto calde, umide e temporalesche, anche con caratteristiche localmente subtropicali specialmente nei mesi estivi. Ma climaticamente resta un paese delle medie latitudini, con clima prevalentemente temperato-mediterraneo, stagioni riconoscibili, soggetta ad irruzioni fredde nei mesi invernali, perturbazioni atlantiche e forti contrasti atmosferici.
I media che vogliono spiegare il clima ed il meteo con slogan senza fondamenti scientifici non fanno altro che creare confusione senza spiegare nulla.



