La notizia dell’amministrazione giudiziaria del Casino de la Vallée è pesante

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Ci sono momenti in cui una comunità rischia di incrinare, poco alla volta, quell’idea di stabilità e affidabilità che negli anni aveva costruito. E credo che la Valle d’Aosta stia vivendo uno di quei momenti

La notizia dell’amministrazione giudiziaria del Casino de la Vallée è pesante. Lo è per i lavoratori, per l’indotto, per Saint-Vincent, ma anche per l’immagine complessiva della Valle d’Aosta.

Perché nell’immaginario collettivo il Casinò non è mai soltanto un’azienda: rappresenta un territorio intero. E quando i media nazionali associano quel nome a vicende giudiziarie, il danno reputazionale inevitabilmente si allarga.

Ma questa vicenda arriva dentro una fase già molto delicata. La questione dei vertici regionali, la situazione della galleria di Sorreley, i movimenti attorno a CVA, i dossier industriali come quello della Cogne Acciai Speciali, decisioni strategiche sul patrimonio pubblico: tutto questo richiederebbe una guida pienamente solida, autorevole e soprattutto non condizionata da una situazione giudiziaria ancora aperta.

Ed è forse proprio questo il punto che più dovrebbe far riflettere. Non tanto le persone in sé, né il diritto sacrosanto del Presidente e del Vicepresidente di difendersi in appello, ma il fatto che la politica valdostana si sia trasformata ancora una volta in una tifoseria permanente, incapace di distinguere tra il destino individuale di chi governa e la necessità di tutelare fino in fondo la credibilità delle istituzioni.

La sentenza di primo grado, piaccia o no, contiene argomentazioni molto forti. E governare “sub iudice”, in una fase così complessa, rischia inevitabilmente di indebolire la percezione di piena agibilità e legittimazione dell’azione amministrativa, proprio mentre sul tavolo si accumulano dossier estremamente sensibili per il futuro della Valle.
A volte il senso delle istituzioni richiede anche la capacità di fare un passo indietro temporaneo. Non come ammissione di colpa, ma come gesto di responsabilità verso una comunità che oggi avrebbe bisogno, più di tutto, di serenità, stabilità e fiducia.