La radice fascista: Meloni e il passato che non passa mai

0
5

Per loro quanto è stato fatto e detto in quel periodo continua a fornire linfa vitale per le proprie coordinate politico-ideologiche

Altrimenti a quale mondo culturale farebbero riferimento? Esiste forse una componente conservatrice-moderata che si ritrova in quelle fila? Semmai circola sottotraccia un senso comune di stampo proto-democristiano che ha permeato per tanto tempo la visione di quella Italia afascista che non rivendicava il passato ma aborriva i nuovi venuti, il vento del Nord antifascista.

Permane a destra quel misto di antipolitica qualunquista e di idiosincrasia per tutto ciò che sa di cambiamento, e quindi di sinistra. Ma sotto quella coltre si muovono ancora gli spiriti sulfurei del ventennio che forniscono la spinta propulsiva ai fratellini.

Non c’è altra fonte ispiratrice così calda e coinvolgente che possa forgiare una identità diversa. I riti per ricordare Acca Larentia o gli altri caduti durante la guerra civile a bassa intensità tra i giovani estremisti di destra e sinistra sono in piena sintonia con riti nibelungici neonazisti e una coreografia del culto della morte da Decima Mas.

Riti ai quali nel passato si sono associati tanti dirigenti attuali di FdI, salvo astenersene ora per convenienza o pudore.

Allora, i banchi vuoti della destra in Parlamento alla commemorazione di Giacomo Matteotti non sono una distrazione. Esprimono una estraneità al mondo dell’antifascismo e di implicita negazione della carta costituzionale che è scaturita dalla lotta di liberazione. È sconfortante constatare come il passato non passi ancora per questa parte politica. Non c’è stata alcuna elaborazione culturale. Le Tesi di Trieste elaborate nel loro primo e unico congresso non state emendate.

Piero Ignazi