La più grande massa di ferro naturale sulla Terra non è stata forgiata dall’uomo, ma è caduta letteralmente dal cielo

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Namibia, 1920. Michael Hanssen sta lavorando la terra con l’aratro quando, all’improvviso, sente un rumore metallico sordo

Pensa a una roccia, forse a un vecchio attrezzo sepolto. Invece, sotto pochi centimetri di polvere, stava per riportare alla luce il meteorite di Hoba, un colosso che sfida le leggi della fisica degli impatti.

Dal punto di vista tecnico, non parliamo di un semplice sasso spaziale. Hoba è un’atassite, ovvero la tipologia più rara di meteorite ferroso, caratterizzata da un’altissima concentrazione di nichel (circa il 16%) e l’84% di ferro. In pratica, stiamo guardando il nucleo nudo e crudo di un antichissimo asteroide, un frammento di materia primordiale vecchio 4,5 miliardi di anni.

Ma c’è un dettaglio che fa impazzire i geologi: il cratere non c’è. Com’è possibile che un blocco da 64 tonnellate (originariamente 66!) si schianti al suolo senza lasciare un buco enorme? La risposta sta nella sua forma insolita a parallelepipedo e nella dinamica del volo.

Gli scienziati ipotizzano che il meteorite sia entrato in atmosfera con una traiettoria estremamente radente. La sua forma piatta lo avrebbe fatto rimbalzare sugli strati d’aria proprio come un sasso lanciato “a schiaffetto” su uno stagno.

Questo incredibile effetto aerodinamico ne ha frenato la corsa, permettendogli di appoggiarsi al suolo quasi “gentilmente” circa 80.000 anni fa.

Oggi Hoba è un monumento nazionale, visitato da migliaia di persone che possono toccare con mano un oggetto antico quanto il Sistema Solare. È lì, esattamente dove è caduto, a ricordarci quanto spazio e geologia siano strettamente intrecciati.