La profondità, una dimensione da vivere senza paura (e “Senza titolo”)

0
6

Alcune riflessioni da parte di Michael Tonoli, coautore del “Libro senza Titolo” assieme a Ivano Tonoli ed Erminio Brambilla: l’immersione sfida la superficie, così come nella vita reale quotidiana l’approfondimento sfida le apparenze e fa scoprire l’utilità delle tecniche subacquee applicate in maniera metaforica ma con gli stessi principi ispiratori di sfida delle correnti avverse

Esiste un atto, all’interno della trilogia del “Libro senza Titolo” (quello lo sceglie ciascun Lettore in base al tema che di più lo ha coinvolto), che ci impone, idealmente, di indossare la muta e di fare scorta di ossigeno. Perché, se le apparenze possono assumere le sembianze di acque chete e di un paesaggio perfetto, è al di sotto di questa cartolina idilliaca che si cela il Sistema con le sue correnti avverse. Sono le percezioni che il coautore Michael Tonoli affida alle seguenti riflessioni, che richiamano fatti recenti di drammatica attualità:

“Per molti anni ho creduto che il mare fosse soltanto un luogo. Con il tempo ho capito che era molto di più. Era una lezione. Ogni immersione inizia nello stesso modo: si osserva la superficie, si controlla l’attrezzatura, si guarda l’orizzonte. Tutto sembra chiaro, prevedibile, comprensibile.

Poi si scende. Ed è proprio in quel momento che il mondo cambia: la luce diventa diversa; i rumori scompaiono; i riferimenti svaniscono, e si comprende che la realtà è molto più complessa di quanto apparisse dall’alto. Forse è per questo che, mentre contribuivo alla scrittura del Libro senza titolo, continuavo inconsapevolmente a ritrovare le stesse sensazioni che provo sott’acqua.

Perché il mare e la vita condividono una caratteristica fondamentale: entrambi possiedono una superficie; entrambi custodiscono una profondità. La superficie è il luogo delle apparenze, la profondità è il luogo della verità. Nel mare esistono correnti invisibili che influenzano ogni movimento: non le vediamo, eppure sono reali. Possono accompagnarci e rallentarci, e possono trascinarci lontano dalla direzione che avevamo scelto.

Anche nella vita esistono correnti invisibili. Esse assumono i nomi di pregiudizi, paure, interessi, sistemi, meccanismi, decisioni prese da altri. Sono forze che spesso non vediamo, ma che influenzano il destino delle Persone molto più di quanto immaginiamo.

È proprio questo uno dei temi che attraversano il Libro senza titolo.

Karim mi ha insegnato che si può essere travolti da correnti invisibili senza aver commesso alcuna colpa; Arthur Hale mi ha insegnato che la verità è spesso molto più profonda delle sue apparenze; Andrea Riva mi ha insegnato che il coraggio non consiste nel restare in superficie, ma nel continuare a scendere quando tutti gli altri hanno smesso di cercare.

In modi diversi, tutti e tre compiono la stessa immersione, quella dentro l’essere umano. Nel mare la pressione aumenta con la profondità, nella vita aumenta con la responsabilità: in entrambi i casi rende sempre più difficile il cammino di discesa e ci chiama a scegliere, a decidere chi essere prima che la scorta di ossigeno finisca. Lì comprendiamo che alcune verità hanno un prezzo: quello della loro scoperta.

Anche i protagonisti del Libro senza titolo affrontano diversi tipi di pressione: del giudizio; del sistema; della coscienza; della verità. Come istruttore subacqueo ho imparato che non si può esplorare una profondità senza preparazione; come Uomo, ho imparato che non si può comprendere una Persona fermandosi alla superficie.

Dietro ogni essere umano esiste una storia; dietro ogni scelta, una ferita; dietro ogni comportamento, una battaglia che spesso nessuno conosce. Questo perché viviamo in un’epoca che premia la velocità: osserviamo; giudichiamo; classifichiamo. E passiamo oltre.

Ma le cose più importanti richiedono un percorso diverso: ascolto; attenzione; profondità. Il mare insegna che ciò che conta davvero raramente si trova nei primi metri d’acqua; la vita insegna la stessa cosa, ed è forse questa la lezione più importante che ho trovato nelle immersioni, nelle persone e nelle pagine del Libro senza titolo. La superficie può essere osservata da chiunque, la profondità appartiene soltanto a chi trova il coraggio di esplorarla.

E spesso occorre immergersi se si vuole evitare di affondare”

*Michael Tonoli è Istruttore Subacqueo OTS e Ispettore NDT Subacqueo