HomeattualitàLA TRENTO CHE SI AIUTA – I VOLONTARI RACCONTANO

LA TRENTO CHE SI AIUTA – I VOLONTARI RACCONTANO

“Vicini agli anziani, in questo periodo sono fragili e hanno paura”
Oriana Rigotti (Telefono d’Argento Cognola): “La compagnia è diventata telefonica, quello che più manca in questo periodo sono le relazioni, gli abbracci, guardarsi negli occhi”. Continua la consegna delle provette per le analisi al Santa Chiara

“Abbiamo dovuto chiudere l’ufficio di via Julg 5 perché, in questo periodo, non possiamo più permetterci i contatti ravvicinati che avevamo una volta” racconta Oriana Rigotti, presidente del Telefono d’Argento dell’Argentario, lasciando trapelare dal tono di voce sia il rammarico che la grinta di chi non vuole fermarsi di fronte alle difficoltà.
Telefono d’Argento è un progetto dedicato agli anziani che aderisce alla rete Pronto Pia, Persone Insieme per gli Anziani. La linea telefonica è gestita da volontari formati e collegati alla sede territoriale di Cognola che permette agli anziani residenti nella Circoscrizione di ricevere aiuto, compagnia e ascolto.
Cosa riuscite a fare in questo momento di emergenza Covid?
Purtroppo abbiamo dovuto chiudere l’ufficio di Cognola dove accoglievamo chi doveva chiederci informazioni o anche semplicemente chi si fermava lì per fare due chiacchiere. In più la compagnia a domicilio non si può più fare visto i rischi che corriamo, sia noi che gli assistiti. E neppure il trasporto della spesa ci è permesso, considerato che molti dei volontari che si rendono disponibili sono sopra una certa età. Della quindicina che eravamo, siamo rimasti solo in quattro volontari attivi al momento. Il contributo più importante che possiamo dare adesso è la consegna delle provette all’ospedale.
Come si svolge una giornata tipo?
Tutti i giorni, dalle 9 alle 12, rispondiamo da casa alle chiamate degli anziani che hanno bisogno di fare gli esami del sangue o comunque di un prelievo di qualche tipo. Se già prima fare questi controlli era un problema, lo è ancora di più in questo momento di emergenza perché per le persone è difficile scendere all’ospedale. Sul territorio operano le infermiere specializzate che girano di casa in casa per tutti i paesi della circoscrizione a fare i prelievi. Noi come associazione alleggeriamo il loro già pesante lavoro: a turno, una mattina per ciascuno, i volontari aspettano che le infermiere consegnino le provette e poi scendono al Santa Chiara. Un altro modo di aiutare è quello di chiamare a casa le persone che hanno bisogno di compagnia. Tutti i giorni telefoniamo a 15 persone delle quali ci occupavamo già prima della pandemia perché non riescono a spostarsi da casa essendo molto in là con l’età e hanno problemi anche solo ad andare fino al centro anziani. Poi chiamiamo anche coloro che prima ci chiedevano la compagnia a domicilio e che ora non possono più ricevere questo servizio. In più facciamo rete con l’associazione Auser, con l’assistente sociale e le altre associazioni presenti sul territorio. Quei legami che abbiamo costruito con pazienza nel tempo ora possono essere utili a tutti, perché conosciamo i nominativi delle persone più bisognose.
Come vivete il vostro impegno nel volontariato in questo periodo?
Non possiamo abbandonare gli anziani in questo periodo, sono fragili e hanno paura. Chiedono: perché non potete venire? Quand’è che finisce? Però nel contempo a volte sono proprio loro che ci tirano su il morale. Ci parlano di quando si potrà tornare a vedersi e ci dicono di essere positivi, che tutto andrà bene. Dispiace non vedere gli altri volontari e gli altri anziani con i quali quotidianamente si facevano quattro chiacchiere. Mi mancano le due persone a cui facevo compagnia e mi manca anche la possibilità di poterli abbracciare e di vederli di persona. È la relazione quello che manca in questo momento. La relazione con tutti i suoi caratteri: quella fatta del contatto fisico di un abbraccio o una pacca sulla spalla, oppure anche solo il piacere di poter parlare a quattr’occhi. La cosa più importante in questo momento è fare rete e il centralino di Pronto Pia svolge un ruolo importante. Per esempio l’altro giorno una signora mi ha detto di aver parlato con un’amica che era molto triste. Le ho detto di dirle di chiamare il Pronto Pia, lì ci sono degli psicologi che possono aiutare, confortare e tenere compagnia.
Cosa facevate prima dell’emergenza?
Prima il ventaglio dei servizi offerti era molto più ampio. Al supporto delle persone anziane che magari erano sole o prive, anche momentaneamente, di parenti ed amici si accompagnava l’aiuto nei confronti di chi aveva bisogno di compagnia o di essere accompagnato da qualche parte. Oppure ancora davamo una mano se c’erano da fare piccole e semplici commissioni, o qualche piccola riparazione in casa, o l’acquisto di medicinali. Il servizio di compagnia telefonica, che era attiva prima dell’arrivo del Covid, funziona anche adesso (0461 981144) dal lunedì al sabato dalle 9 alle 12. Siamo noi volontari che rispondiamo da casa.

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