HomeattualitàLe misure del governo, questa volta sembra che siano adeguate e proporzionate

Le misure del governo, questa volta sembra che siano adeguate e proporzionate

Speriamo solo che non sia troppo tardi per fermare il contagio.

Contrapporre salute ed economia è sbagliato perché, se il contagio si diffonde ancora, l’economia si fermerà ugualmente e con conseguenze ben più gravi.

È comprensibile la paura e lo smarrimento di molti piccoli imprenditori del commercio e dei servizi, lavoratori autonomi e artigiani ma anche tanti lavoratori precari e al nero; un misto di sottoproletariato e piccola borghesia che può diventare una miscela esplosiva.

Il rischio è che la pandemia da Covid 19 sia accompagnata da una pandemia sociale che prende la strada della rivolta e che viene strumentalizzata da forze estreme ed eversive De non addirittura dalla criminalità organizzata.

Si legge che giustamente per le imprese il governo sta predisponendo nuove misure di sostegno.
Ma per tutti gli altri a cosa si pensa?
La politica dei bonus per questa o quella categoria o settore, dei “ristori” e dei risarcimenti e neppure la forma attuale del “reddito di cittadinanza” sembrano essere in grado di assicurare una copertura equa e durevole e dare una relativa serenità a milioni di persone che la crisi pandemica mette sul lastrico.

Posso sbagliarmi, ma proprio per fare fronte all’emergenza c’è da chiedersi se non sia preferibile un reddito universale di cittadinanza per tutti coloro che non arrivano ad un certo livello di reddito.

D’altra parte, io resto convinto che occorra che vengano predisposti piani per il lavoro che diano occupazione a centinaia di miglia di persone in quei settori dei beni comuni dove non arriva il mercato e il profitto: tutela del territorio e dell’ambiente, sanità e assistenza, scuola, trasporti pubblici, ricerca e università, sicurezza e decoro delle città.

I soldi si possono trovare in una lotta seria all’evasione fiscale che anche ora viene confermata a livelli indecorosi.
Nè si deve dimenticare che in questa crisi ci sono settori, spesso legati alle multinazionali, che hanno accresciuto fatturato e profitti.
Inoltre, i dati ci dicono che sono aumentati i depositi nelle banche, la ricchezza finanziaria del Paese che resta immobilizzata e infruttifera.
Forse non è sbagliato pensare a fondi per investimenti che abbiano anche un segno di solidarietà tra generazioni e classi e intervengano nei grandi settori infrastrutturali come la banda larga, le scuole, gli ospedali, le case popolari, l’acqua potabile, la sicurezza sismica.

Infine, se non ho capito male, anche Mattarella, parla della necessità di ridurre le diseguaglianze.
C’è un solo modo immediato per farlo: chiedere a quel 10 per cento più ricco della popolazione di dare un contributo di solidarietà, proporzionato al reddito.
Sarebbe un grande segnale di giustizia e di solidarietà che farebbe sentire il Paese più unito.

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