HomeattualitàLiliana Segre: "Le parole sono pietre. No all'indifferenza verso chi sparge odio"

Liliana Segre: “Le parole sono pietre. No all’indifferenza verso chi sparge odio”

Oggi sono testimone anche del male che può fare il discorso d’odio quando è diffuso on line e diventa pericoloso, cattivo, minaccioso, ma anche stupido, inutile soprattutto per chi lo fa

Nella commissione che è stata istituita al Senato sulla base di una mia mozione, noi ci occuperemo di tutti i fenomeni di odio e non solo di quelli che hanno colpito le comunità ebraiche. Vogliamo dire per questo a tutti che le parole sono pietre quando sono usate in questo modo. L’ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, presidente della Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni di odio, razzismo e intolleranza, nel video messaggio che ha avviato l’incontro on line “Hate speech. Il lato oscuro delle parole in libertà”, organizzato dall’associazione ‘Italia Più 2050’.

“Accanto alla parola ‘indifferenza’, quindi, voglio ricordare a tutti la parola ‘istigazione’, cioè il rischio che questo linguaggio, falsamente liberato, porti alla violenza – ha aggiunto la senatrice che fu deportata ad Auschwitz da ragazzina – Non è innocuo, non fa ridere e non è per scherzo. Non si giustifica che lo si utilizzi per rabbia, comunque istiga a colpire gli altri, specie quelli che non hanno nessuna colpa”.

Ringraziando gli organizzatori dell’evento per l’invito, Segre ha sottolineato che “il discorso d’odio è un tema più che mai attuale in un momento in cui sembra molto facile odiare e spargere odio senza preoccuparsi degli altri”. “Nella mia vita ho voluto ricordare, soprattutto ai giovani che ho incontrato per 30 anni nelle scuole, come si possa scegliere ogni giorno tra la memoria e l’oblio, tra l’indifferenza e la scelta. E voglio anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano, senza anestetizzare le coscienze”, ribadisce Segre. “Invito anche tutti a visitare il memoriale della Shoah di Milano da cui sono partiti i convogli per ignota destinazione. Su uno di quei treni, il 30 gennaio 1944, sono partita anch’io con mio padre. All’ingresso ho voluto scrivere a caratteri cubitali la parola ‘indifferenza’: i ragazzi entrano e chiedono ‘perché la parola indifferenza?’. E’ proprio, invece, fatta per ricordare a chi entra questa possibilità ogni giorno di fare la scelta”.

giornalista per un giorno

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