LUCIANA LITTIZZETTO: LA MALATTIA, LA MENOPAUSA E LA FORZA DI RIDERE DELLA VITA

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«Non mi sono fatta mancare niente. Ho affrontato una pancreatite acuta, una cosa seria, impegnativa, che mi ha fatto stare davvero male. Ho perso peso, e già ero un ragnetto: ora mi sento quasi un ragno schiacciato. Però, anche davanti alle cose pesanti, cerco sempre un modo per riderci sopra.

Come se non bastasse, ci si è messa pure la menopausa. Una fregatura colossale, con una quantità infinita di sintomi: i capelli più fragili, la pelle più sottile, il sonno che va e viene, le parole che restano sulla punta della lingua, le caldane, il corpo che cambia. E sì, anche certe secchezze di cui si parla troppo poco. Ma io penso che queste cose vadano raccontate, perché fanno parte della vita.

Ridere non significa prendere tutto alla leggera. Significa provare ad alleggerire il peso, trasformare la fragilità in qualcosa che si possa condividere. Se una donna vive certi cambiamenti, perché dovrebbe vergognarsene? Il corpo cambia, la testa cambia, ma restiamo noi, con la nostra ironia e le nostre paure.

In casa continuo a essere madre, un po’ guardiana e un po’ rompiscatole. Jordan e Vanessa sono la mia gioia più grande. Vederli andare per la loro strada mi riempie il cuore, e il fatto che portino anche il mio cognome è una felicità che non riesco nemmeno a spiegare fino in fondo.

Sull’amore, invece, non c’è ancora nulla all’orizzonte. Forse gli uomini hanno paura di me, anche se io mi sento una cretina qualsiasi. Mi piacerebbe ancora innamorarmi, provare quella scossa, quell’emozione lì. Non è mai stato semplice per me: magari mi stimano come professionista, ma folgorati dalla mia bellezza non mi pare proprio.

E poi c’è il pensiero di Pippo, che è stato un pezzo di storia, anche della mia. Quando se ne va una figura così, ti senti più sola. Ma forse la vita è proprio questo: malattie, cambiamenti, figli che crescono, amori che mancano, persone che se ne vanno. E noi che, in mezzo a tutto, proviamo ancora a ridere.»