Marcegaglia Ravenna, USB non firma l’accordo di cassa integrazione: non c’è stata trattativa!

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Giovedì 28 maggio si tenuto alla Marcegaglia Ravenna l’incontro tra Direzione aziendale, Rsu e organizzazioni sindacali per l’esame congiunto sulla richiesta di proroga della cassa integrazione per Covid-19 per ulteriori 5 settimane.

L’azienda ha motivato tale richiesta per effetto di una situazione di incertezza produttiva derivante dalla mancanza di ordinativi dovuti all’emergenza sanitaria. L’azienda ha dichiarato che oggi si stanno evadendo più che altro ordini pre-lockdown, per cui si ha una visibilità fino alla metà di giugno. La maggiore criticità è stata evidenziata nel reparto del Centro Servizi, dove gli ordinativi sono calati del 60% per effetto del blocco dell’industria dell’auto. Ad oggi sono in questo reparto i lavoratori maggiormente colpiti dalla cassa integrazione e nel totale dello stabilimento sono circa 170.

A fronte di ciò l’azienda ha dichiarato la necessità di proseguire la cassa integrazione fino al 30 giugno e probabilmente anche oltre.

L’azienda ci ha presentato un pacchetto di condizioni ponendo il veto alla discussione.

L’anticipo delle spettanze dell’INPS, la maturazione parziale dei ratei in base ai giorni lavorati e la rotazione con il criterio della fungibilità e competenze della mansione, queste per noi non sono condizioni soddisfacenti per poter firmare un accordo. Non accettiamo e firmiamo pacchetti preconfezionati!

Questi criteri penalizzano tanti lavoratori, molti dei quali sempre gli stessi.

Il meccanismo della rotazione così come pensato è uno strumento che l’azienda può usare come discriminante.

Sappiamo che alcuni lavoratori sono ancora a casa da diversi mesi senza essere mai stati richiamati a lavoro è cosa ancora più assurda quando la stessa Direzione dichiara che deve essere lo stesso lavoratore a dare la propria disponibilità a rientrare a lavoro.

Il meccanismo della rotazione tra tutti i lavoratori deve essere equo e non discriminatorio.

I ratei maturati in modo proporzionale non posso essere la risposta per accontentare tutti i lavoratori.

Chi, in passato, ha lavorato più di 10 giorni al mese già maturava questo diritto.

Infine come da nostra richiesta avanzata la volta scorsa manca l’integrazione salariale da parte dell’azienda.

Per tutti questi motivi non possiamo che considerare quest’accordo l’espressione di una concessione mascherata da necessità aziendali e perciò lo reputiamo inaccettabile.

In merito al comunicato a firma FLM-CUB apparso su alcuni media nei giorni scorsi, chiariamo intanto che il 12 maggio scorso alla riunione con l’azienda nessun segretario di USB era presente, e vogliamo inoltre esprimere due considerazioni:

1) USB in Marcegaglia non ha firmato, anche in precedenza, nessun accordo sulla cassa integrazione;

2) la “CONGESTIONE” tra USB e Marcegaglia di cui si parla ci sembra essere più un’elucubrazione di chi pensa questa assurdità poiché i fatti dimostrano altro.

Ricordiamo che, all’interno di Marcegaglia, USB è stata l’unica organizzazione che negli ultimi tre anni ha proclamato scioperi, fatto esposti alle autorità competenti in materia di sicurezza, si è vista discriminare i propri iscritti e soprattutto reprimere i propri delegati (tra cui uno licenziato).

Il diritto di critica o dissenso è sacrosanto, ma non scrivendo falsità.

Ci auguriamo per il futuro, che la FLM-CUB prima di screditare altre organizzazioni, al fine di avere un po’ di visibilità e consenso mediatico, faccia un’attenta e profonda analisi sulle informazioni che divulga.

La invitiamo infine ad unirsi alle nostre lotte nello stabilimento di Ravenna.

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